Opera Omnia Luigi Einaudi

Recensione: Comte de Rocquigny. La Coopération de production dans l’agriculture. Syndicats et sociétés cooperatives agricoles, Paris, Guillaumin, 1896

Tipologia: Paragrafo/Articolo – Data pubblicazione: 01/05/1896

Recensione: Comte de Rocquigny. La Coopération de production dans l’agriculture. Syndicats et sociétés cooperatives agricoles, Paris, Guillaumin, 1896

«Credito e cooperazione», 1 maggio 1896, pp. 79-80

 

 

 

Il ministro del commercio e dell’industria in Francia diede nel luglio 1894 l’incarico al conte di Rocquigny di fare una inchiesta sulle condizioni del lavoro, sulla sorte delle popolazioni agricole in Francia e più particolarmente sui sistemi cooperativi di produzione e di vendita adottati dai coltivatori per rimediare alle difficoltà della loro situazione. I risultati della missione affidata al conte di Rocquigny furono ora pubblicati in un volume interessantissimo, del quale crediamo utile dare un breve cenno ai nostri lettori.

 

 

Il movimento cooperativo nella agricoltura ha fatto progressi immensi negli ultimi anni non solo nella Francia, ma in quasi tutti gli Stati dell’Europa. Il de Rocquigny ha compreso molto bene quale sia la causa vera e profonda che determina il sorgere ed il fiorire dei sindacati agricoli di acquisto e di vendita. La crisi agricola preme, con differenze di grado, su tutte le vecchie nazioni dell’Europa, il cui suolo esausto da lunghi secoli di sfruttamento, mal può reggere alla concorrenza dei paesi nuovi. L’agricoltura europea deve cercare i mezzi di salvezza non nelle tariffe doganali, ma nei suoi propri progressi, nella trasformazione dei suoi metodi di produzione e di vendita. L’agricoltore isolato non può riuscire nella lotta odierna della concorrenza a tener testa alle potenti società che monopolizzano il commercio dei prodotti agrari ed impongono al mercato prezzi arbitrari. Comprando invece i concimi chimici, le materie fertilizzanti, le macchine perfezionate in grandi quantità, ben possono i coltivatori ridurre il costo di produzione delle loro derrate e compensare gli svantaggi derivanti dalle alte tasse imposte sul suolo.

 

 

Nella vendita delle derrate il coltivatore si trova in balia degli intermediari interessati a diminuire il prezzo ottenuto dal produttore, per allargare il margine dei loro profitti; solo l’associazione dei produttori può, coll’istituire uffici comuni di spaccio nelle grandi città, eliminare la funzione dell’intermediario e colla bontà dei prodotti e colla costanza dei tipi allargare lo smercio e conquistare eziandio mercati esteri. In Inghilterra la National Agricultural Union ha iniziato la costituzione di una potente società cooperativa di produttori destinata a facilitare lo scambio diretto dei prodotti fra la campagna ed il mercato. La Danimarca, benché sia un paese di piccoli proprietari, può vantare l’applicazione più larga, più fortunata e più svariata dei sistemi cooperativi alla produzione agraria. Le latterie cooperative danesi, che provvedono di burro il mercato inglese per una parte considerevole, hanno ottenuto uno splendido successo. La prima data dal 1882; dieci anni dopo le latterie erano un migliaio tra piccole e grandi; attualmente ogni villaggio possiede una latteria cooperativa pel burro fresco e pel burro salato. Esse hanno costituito alcune potenti federazioni per esportare i loro prodotti e migliorare le condizioni della loro industria.

 

 

In Francia il movimento ha avuto un largo impulso principalmente dopo la legge del 1884, la quale ha dato veste legale ai sindacati obbligatori. L’attività dei sindacati e delle associazioni cooperative si rivolge con mirabile fecondità ai seguenti scopi: Coltivazione del suolo; conservazione del raccolto; allevamento ed ingrassamento del bestiame; trasformazione industriale dei prodotti, loro spaccio. Nella compra dei concimi chimici l’azione dei sindacati è stata oltremodo benefica; essa è riuscita ad elevarne il consumo da 60 a 120 milioni di lire, ed a ribassarne contemporaneamente il prezzo, ad esempio, del 40 o 50% per i fosfati.

 

 

Nella regione della Charente e del Poitou sono numerose e prospere le latterie cooperative le quali hanno venduto nel 1893 nella sola Parigi per 3 milioni di chilogrammi di burro, con grande beneficio dei loro soci: trovandosi però ancora negli inizi del loro sviluppo esse non hanno ancora adottato il sistema perfezionato di pagare il latte ai soci non già in ragione della quantità fornita, ma della ricchezza in crema del latte stesso. Inoltre la vendita del burro, ora lasciata all’iniziativa delle singole latterie, potrebbe con vantaggio essere organizzata collettivamente.

 

 

Una potente società di smercio potrebbe portare sul mercato unicamente le quantità di burro richieste, impedendo il periodico rinnovarsi delle crisi nei prezzi; e potrebbe inoltre organizzare la esportazione nei paesi esteri, nell’Inghilterra, ad esempio, la quale rifiuta di comprare il burro francese perché falsificato con margarina dai produttori isolati. Ma l’opera delle società cooperative degli agricoltori può diventare ancora più larga e benefica quando esse cerchino di stringere legami commerciali fra le società dei produttori e le numerose società di consumo che prosperano in quasi tutti gli Stati dell’Europa. Il primo congresso internazionale della cooperazione, tenuto a Londra nell’agosto del 1895 ha votato una risoluzione nella quale era affermata la necessità di stabilire delle relazioni commerciali fra le società cooperative di produzione di un paese e le società cooperative di consumo degli altri paesi; in Italia il congresso di Bologna ha affermato lo stesso concetto, ed ha dichiarato che le banche popolari doveano favorire lo smercio del vino e degli altri prodotti di esportazione presso le grandi società di consumo dell’estero e specie dell’Inghilterra. Tutti questi fatti ed altri ancora che per brevità non si possono accennare provano che la organizzazione del mondo economico moderno si trasforma a poco a poco; le economie isolate dei produttori individuali non possono a lungo resistere sul mercato internazionale; solo l’unione dei produttori e dei consumatori può offrire un mezzo di salvezza contro l’anarchia individualistica moderna e le crisi periodiche nella produzione e nello scambio che ne sono la diretta conseguenza. Di questa tendenza innegabile, e della quale non si può disconoscere l’importanza grandissima, verso l’accentramento e la cooperazione nell’industria agraria, il libro del conte de Rocquigny ci offre novella prova, suffragata, come si è potuto vedere dai pochi esempi citati più su, da numerosissimi fatti, osservati con acume ed intelligentemente coordinati.

 

 

 

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