Una categoria ferroviaria dimenticata dai socialisti

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Data di pubblicazione: 19/03/1902

Una categoria ferroviaria dimenticata dai socialisti

«La Stampa», 19 marzo 1902

 

 

 

 

Gli impiegati delle ferrovie hanno promossa una agitazione legale a proposito dell’organico nuovo concretato a Roma tra i Governi ed i rappresentanti dei ferrovieri. Già tennero a Roma ed in altre città, ed una ne tennero pure, se bene non cospicua di numero, nella nostra città nei locali dell’Unione liberale monarchica.

 

 

Ecco il nocciolo della questione. Il personale delle ferrovie consta di tre categorie: quella degli ingegneri che hanno la direzione dei servizi tecnici, degli impiegati di concetto e di ordine degli uffici centrali e degli operai.

 

 

I Sodalizi i cui rappresentanti ebbero parte nelle trattative accolgono esclusivamente soci appartenenti alla terza categoria, macchinisti, fochisti, frenatori, deviatori, operai delle officine, ecc., ecc.

 

 

Ora si afferma che nelle trattative si sia esclusivamente tenuto conto delle aspirazioni degli operai e non si sia menomamente pensato al personale degli uffici ed agli ingegneri, che il nuovo organico provveda soltanto a migliorare la sorte degli operai e lasci immutata quella delle altre categorie.

 

 

Nè la supposizione sembra essere fuori della realtà, se nell’ultimo numero del Treno l’onorevole Turati ebbe a scrivere a proposito appunto delle lagnanze degli impiegati, le seguenti significanti frasi:

 

 

«È precisamente dalle schiere che meno cooperano alla vittoria che sentiamo oggi levarsi più acuti i lamenti. Dagli uffici centrali si grida che i diritti degli impiegati non furono tutelati abbastanza. Coloro che crollavano la testa quando ci mettemmo in cammino, strepitano oggi perché non saremmo abbastanza avanzati!»

 

 

E prosegue additando agli impiegati l’esempio dei ferrovieri anziani, i quali seppero fare atto di abnegazione, rinunciando alla retroattività degli organici. Ora se di abnegazione si discorre, e se nello stesso modo come la vittoria fu dei forti organizzati, così i frutti della vittoria non debbono spettare a quelli che sono nello stesso articolo chiamati «dei timidi, schivi di ogni affratellamento e di ogni azione decisa, degli ignavi e dei fatalisti che attendono la manna dal cielo, degli ingenui baloccantisi tuttora colle cause giudiziali e colle istanze supplichevoli mandate su in via gerarchica»; è lecito conchiudere che davvero agli impiegati ed agli ingegneri non rimanga altro se non rassegnarsi a non trarre alcun vantaggio, se pure non ne verrà nocumento dai nuovi organici.

 

 

La cosa, se vera, sarebbe profondamente ingiusta. Poiché non è chi non veda come ingegneri ed impiegati cooperino potentemente al buon andamento dell’azienda ferroviaria, e come se le esigenze della vita sociale e le mutate condizioni economiche consentono di migliorare le sorti degli operai del braccio, debbano pure essere migliorate le sorti degli impiegati che lavorano colla mente e regolano l’esatto funzionamento di tutto l’enorme macchinario delle ferrovie.

 

 

Questo dice il senso comune di giustizia a cui ripugna che si faccia distinzione tra i lavoratori del braccio ed i lavoratori della mente, per migliorare gli stipendi unicamente dei primi per il singolare motivo che essi seppero gridare di più.

 

 

Che i socialisti abbiano dimenticato di tutelare le ragioni della parte intellettuale del personale ferroviario non è forse da fare meraviglie. Poiché ingegneri ed impiegati non erano ancora ascritti ai loro Sodalizi, hanno voluto far loro toccare con mano che solo la regolare iscrizione poteva farli fruire dei vantaggi ottenuti dagli operai. Nuova testimonianza del fatto antico, secondo cui la giustizia dei socialisti si intende non uguale per tutti, ma riservata esclusivamente a coloro che fanno parte della chiesa ufficiale e riconosciuta.

 

 

Il guaio si è che gli ingegneri e gli impiegati, vedendo che bisogna mettersi su quella via, finiranno per aggregarsi ancora essi alla schiera che ha saputo ottenere per la categoria degli operai così notevoli vantaggi.

 

 

È da augurare però che prima di quel giorno i partiti costituzionali si accorgano finalmente di una cosa molto semplice: che gran parte del favore acquistato dai socialisti è dovuto alla circostanza che costoro si fecero paladini di domande giuste e trascurate da coloro che più avrebbero avuto il dovere di esaminarle soddisfarle.

 

 

Se i Governi che si sono succeduti dopo il 1885 avessero preteso dalle Società la rigida osservanza delle convenzioni nei rapporti con gli operai, è manifesto che le organizzazioni socialiste non avrebbero potuto su costoro far tanta presa.

 

 

E non l’avranno sugli ingegneri e sugli impiegati se il partito costituzionale saprà tutelarne le ragioni contro l’ingiusto trattamento loro fatto subire dai Comitati dei ferrovieri. Occorre perciò che il partito costituzionale non indugi e si metta subito all’opera, tanto più che la categoria impiegati è relativamente e assolutamente meno pagata della categoria operai. E se qualcosa fu accordato a quelli che hanno di più, perché si nega tutto a quelli che hanno di meno?

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