Al generale Giulio De Angelis
Tipologia : Altre Pubblicazioni
Data pubblicazione : 01/01/1922

Al generale Giulio De Angelis

Giulio De Angelis,La terra ai contadini.Lettere dirette all’ill.mo senatore Luigi Einaudi e risposta avutane, Tortona, Rossi, 1922, pp. 15-18

 

 

 

Egregio Generale,

 

 

La ringrazio degli interessanti dati che mi fornisce sulla distribuzione della proprietà nel Comune di Castelnuovo Scrivia.

 

 

Se Le devo dire il vero la impressione che io ho ricevuto è che la proprietà sia molto ben distribuita nel suo Comune. Se noi facciamo astrazione dai postulati che si trovano stampati nei giornali, i quali non dovrebbero avere nessuna importanza, ma badiamo al progresso economico e sociale del paese, una distribuzione della proprietà come quella che esiste a Castelnuovo Scrivia, mi sembra fra tutte, assai adatta per raggiungere la massima produzione e la migliore distribuzione. Il peso principale è nella media proprietà ed attorno vi sono alcuni grandi e piccoli proprietari.

 

 

Ciò corrisponde su per giù alle attitudini umane le quali si distribuiscono precisamente in quella maniera e corrisponde all’interesse della produzione agricola perché è opportuno che Vi siano alcuni grandi proprietari i quali possano dare l’esempio dei miglioramenti e dei progressi agrari e sui cui terreni possono trovare lavoro quei contadini i quali non hanno la capacità di essere proprietari.

 

 

Una trasformazione violenta a base di leggi agrarie, non può portare ad altro se non alla guerra sociale ed alla distruzione della produzione, sull’esempio di ciò che si sta compiendo in Russia.

 

 

Ella dovrebbe completare il suo studio, così interessante, risalendo indietro di 10 in 10 anni, per vedere quali siano state le vicende della proprietà nel suo Comune.

 

 

Io ho fatto questo medesimo studio per il mio Comune, pure situato in Piemonte, risalendo sino al 1789, ed i risultati a cui sono arrivato sono: che da sé senza interventi di malefatte legislative, il numero dei proprietari è andato via via aumentando, in maniera che le grandissime proprietà sono scomparse. I grandi proprietari si sono ridotti di numero ed i piccoli e medi proprietari hanno assorbito interamente il territorio coltivabile del Comune.

 

 

Oggi il maggior proprietario del mio Comune non possiede più di 50 ettari, il che non vuol dire che non esistano anche persone prive di terre o con poca terra; ma ciò fu e sarà sempre inevitabile; tanto che voler abolire questo fatto equivarrebbe a voler abolire gli ubriaconi, i giocatori, la gente la quale preferisce di divertirsi quando è giovane invece di lavorare, i frequentatori di fiere e di mercati ecc.

 

 

La mancanza di terre a sufficienza ad una certa età si può con quasi assoluta sicurezza riconnettere a qualcuno di questi vizi o difetti umani. Ci possono essere dei casi di disgrazia, ma anche questi sono tali, che io non saprei in qual modo e per mezzo di quali leggi si possa porvi riparo. Lo sminuzzamento delle grandi proprietà che ancora esistono nel Comune di Castelnuovo Scrivia, mi pare che sia questione di prezzi. Se i compratori sono disposti a pagare a un certo prezzo, abbastanza allettante, io credo che almeno qualcheduno dei grandi proprietari si lascerebbe indurre a vendere. Perché coloro che hanno bisogno di un po’ di terra non la pagano a questo prezzo?

 

 

Né giova il dire che con una procedura di espropriazione forzosa, la terra potrebbe essere data ai bisognosi ad un prezzo alquanto più mite, poiché se anche costoro riuscissero ad acquistare la terra a 5 mila invece che a 10 mila lire, cito due cifre a caso, io sono profondamente convinto che la differenza di 5 mila lire pagate in meno sarebbe dal punto di vista sociale largamente coperta dal danno, dall’invidia e dall’odio di classe scatenato dall’espropriazione forzosa e dalle spese di mantenimento di tutte le cavallette burocratiche. Voglia Ella o non, si premuniscano le leggi o non si premuniscano a loro riguardo, queste cavallette si scaraventerebbero sulla terra per procedere alla divisione forzosa.

 

 

Non giova il dire che in ogni Comune ci sono due o tre probe persone, capaci di procedere alla divisione. Sulle scartoffie chiamate leggi si può scrivere tutto quello che si vuole, ma nove volte su dieci, a dir poco, i ripartitori saranno politicanti aizzatori di discordie, paglietta in cerca di cause, il rifiuto insomma della società. A questa gentaglia, io preferisco le mille volte gli ebrei che nel Piemonte, con loro lucro, ma con vantaggio enorme della agricoltura, hanno in un secolo frazionato la più gran parte delle terre della nobiltà e delle disciolte corporazioni ecclesiastiche.

 

 

Per quanto si paghi la terra ai proprietari venditori ed anche agli speculatori intermediari in regime di libera contrattazione non sarà mai pagata tanto cara, come sarebbe pagata in regime di divisione forzosa, tenuto conto delle inevitabili spese della burocrazia intermediaria.

 

 

Coll’augurio ch’Ella possa arricchire i suoi studi con sguardi retrospettivi, mi voglia, con molta devozione, ritenere suo obblig.mo

 

 

Luigi Einaudi

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