L’istituzione di un osservatorio economico
Tipologia : Altre Pubblicazioni
Data pubblicazione : 01/01/1902

L’istituzione di un osservatorio economico[1]

Torino, Baravalle, 1902, pp. 8

 

 

 

Le ragioni che consigliano l’istituzione di un Osservatorio economico – del quale verremo fra poco precisando i confini, e gli scopi – sono di vario ordine: sovrattutto economiche, ma anche civili.

 

 

Diremo fra poco della sua attuabilità e del come dovrebbe essere organizzato. Ci si permetta però di osservare che la necessità di consimile istituto si fa sentire a Torino meglio che altrove. Si tratta di creare un organo che può contribuire a conservare a Torino la clientela che, come quella del Biellese, per ragioni molto complesse tende a dirigersi verso Milano.

 

 

La città di Torino creando un Osservatorio economico avrebbe una felice precedenza che suonerebbe a sua lode.

 

 

Cerchiamo ora di definire il compito di un Osservatorio economico.

 

 

Il successo commerciale è assai spesso subordinato alla conoscenza che i commercianti hanno dei diversi mercati. Le relazioni commerciali si fanno sempre più complesse ed estese, e coloro che vi si interessano trovano una sempre maggiore difficoltà nel raccogliere i dati di fatto e le notizie opportune. Sorge di qui la necessità della creazione di speciali istituti che soddisfino a questo bisogno. E si ha in questo stato di cose la giustificazione della proposta della creazione di un Osservatorio economico. Diremo fra breve della sua organizzazione; ma non possiamo esimerci dall’osservare che un istituto consimile avrebbe un compito non soltanto istruttivo, ma altresì educativo.

 

 

Oggi è diventato quasi un luogo comune il dire che l’industria nazionale ha fatto in breve tempo grandi passi.

 

 

Ed infatti è vero.

 

 

Il risveglio economico c’è stato. Ma non dobbiamo insuperbircene troppo. Il migliore ammonimento lo si ha nel considerare non il cammino percorso, ma il cammino lunghissimo che ci rimane a percorrere prima di raggiungere la meta lontana.

 

 

Ecco invero un fatto tipico che desumiamo dal Corriere della Sera di Milano, dove è stato riferito nei primi del luglio 1902. Un’importante ditta commerciale straniera si rivolse ad una ditta italiana di fabbricanti di zolfanelli domandando i campioni della Casa. La ditta italiana mandò una scatola di zolfanelli. La Casa straniera allora inviò cento lire per avere un campionario completo, e la nostra Ditta rispose dicendo… che non faceva affari per meno di duecento franchi!

 

 

Questa trascuranza imperdonabile, questa supina ignoranza, degli usi più elementari del commercio ci rivela uno stato di cose ben doloroso per il nostro amor proprio di italiani! Molti italiani hanno ancora bisogno di essere educati. Ed il giorno del Terzo Rinascimento sarà quello in cui noi avremo saputo far nostra l’educazione commerciale anglosassone sposandola alla nostra genialità latina.

 

 

A questo scopo potrebbe potentemente contribuire l’istituzione di un Osservatorio economico. Creare l’ambiente; modificare l’atmosfera sociale nella quale vivono i nostri commercianti e i nostri industriali, favorire le esportazioni, allargare l’orizzonte, questo è lo scopo. I nostri industriali vengono spesso dalle classi operaie ed è titolo che li onora. Nel Biellese, ad esempio, tutti i principali stabilimenti sono posseduti da industriali che venti, trent’anni fa guidavano la spola. Ma appunto per questo essi non hanno potuto completamente colmare tutte le lacune della loro istruzione rudimentale. Questi industriali hanno generalmente il merito di compiere a perfezione una data funzione. Fabbricano a preferenza un articolo e lo vendono sempre agli stessi clienti. Un industriale lombardo al quale noi facevamo osservare un giorno che un dato bagno doveva far sprecare una gran quantità di colore, ci rispondeva con il sorriso sulle labbra: – Noi abbiamo i nostri clienti! La risposta caratterizza tutto un sistema. Da noi si procede per via di empirismo. Molti industriali piuttosto ché pagare un buono stipendio ad un buon chimico, procedono con mezzi preadamitici, sprecano invece di risparmiare, deteriorano le qualità delle stoffe, perché non sanno assai spesso neppure distinguere l’acqua a reazione acida dall’acqua a reazione basica, e quel che è più nocciono al buon nome delle nostre esportazioni ed alla nostra lealtà di popolo mercatante.

 

 

Orbene è vero, come dice il Sabbatini (Le nostre esportazioni), che «l’esportatore diretto non ha ragione o per lo meno non ha spinta sufficiente ad estendere lo studio del mercato oltre a ciò che può essere richiesto dalla necessità di collocare i prodotti di sua fabbricazione».

 

 

Questo è indubitato: il proprio interesse è per il commerciante la suprema legge. Ma non è meno vero che il commercio e l’industria hanno bisogno di idee. Che sono le idee che nutrono gli opifici.

 

 

Chi vorrà dunque sminuire l’importanza di un istituto di consultazione che permette di avere senza indugio le notizie nello stato commerciale di un dato mercato? Questo istituto deve essere come un apparecchio sismico destinato a registrare tutte le variazioni dei valori nei diversi mercati. Di qui si vede la necessità di suddividerlo in tante branche subordinando l’ordine logico, economico a quello tecnico. Le pubblicazioni, i bollettini, ecc., devono essere contenuti in tanti riparti di cui ciascuno significhi un’industria differente; ed in tanti sotto riparti che si riferiscano ai diversi centri.

 

 

Le pubblicazioni da raccogliersi sono di tre specie:

 

 

  1. Opere generali;

 

  1. Bollettini, relazioni ufficiali dello Stato, ecc.;

 

  1. Bollettini privati.

 

 

Quest’ultima parte di materiale ha un’enorme importanza. Si tratta di quelle pubblicazioni che sono emanazione di una data Casa commerciale, di una ditta di grossisti, contenenti assai spesso dati accuratissimamente vagliati che si riferiscono a tutto intero un mercato, e queste pubblicazioni sono, in fondo, la base migliore per le statistiche commerciali.

 

 

È nello stesso tempo indispensabile il poter consultare i giornali e i bollettini che si occupano delle diverse industrie.

 

 

Tali sarebbero, ad esempio, per l’industria laniera e per i corami, specialmente per quanto riguarda le materie prime, «Leslaines et cuirs» di Mazamet; per l’industria laniera italiana: il «Bollettino dell’Associazione dell’industria laniera» (mensile, edito a Biella). Interessanti pure per le fluttuazioni dei valori sono la «Cole officielledeslaines et peignes à terme» (giornaliero, Grisar e De Keuster, Anversa); i bollettini di Fred. Hutt& Co. per l’Inghilterra (London E. C.); di Jean Lemmens (Anversa); di Th. Bracht& Co. (pure per Anversa e per Buenos Ayres); di HelmuthSchwartz& Co. per le «London ColonialWool Sales».

 

 

E basta per questa fattispecie.

 

 

Qualcuno potrà forse osservare che la funzione che si propone di disimpegnare l’Osservatorio economico è già in parte o potrebbe essere disimpegnata, per quanto in vario modo, dagli uffici consolari, o direttamente da quegli istituti privati d’informazione ai quali accennammo poc’anzi.

 

 

Il volere credere che tutto quel campo nel quale si propone di agire l’Osservatorio sia completamente inesplorato è assurdo. Se così fosse avremmo qui la prova della inefficacia e dell’assurdità dei propositi nostri. Si tratta invece di far meglio, di far di più dove si è fatto poco, di rinvigorire l’organizzazione, di coordinare gli sforzi sparsi ed isolati. Il servizio consolare è rimasto da noi limitato alle sue antiche funzioni amministrative. Già il Sabbatini notava che non ha saputo piegarsi alle moderne esigenze, che non è riuscito ad esplorare con vigili ed attive indagini i mercati stranieri.

 

 

I musei commerciali rendono eminenti servigi, ma sono disuniti. Per questo noi sosteniamo la necessità di un Osservatorio economico centrale a Roma, accanto a quello regionale di Torino (o a quelli regionali quando se ne fondino parecchi in diverse città).

 

 

Tutta l’azione dello Stato, sia che si tratti di uffici consolari, di musei, di borse di perfezionamento, è nel suo insieme manchevole. Ma, sull’esempio delle nazioni più progredite, questo non deve scoraggiarci. Lo Stato è già sovraccarico di funzioni. Tocca ai privati far da sé, e far bene. Qui si vede la necessità di un istituto nuovo, di una vedetta da cui si segnalino tutti i movimenti del nemico, scrutando il lontano orizzonte. Anche il commercio è una guerra quando due produttori vogliano esportare.

 

 

A Torino noi ci troviamo in una condizione singolarmente propizia per la istituzione di un Osservatorio economico, inquantoche la via ci è spianata dalla esistenza nel campo scientifico di un istituto che molti italiani e forastieri ci invidiano: il Laboratorio di Economia Politica, ardita e fortunata innovazione nel campo dei sussidi dottrinali e pratici forniti ai ricercatori nelle discipline economiche e sociali.

 

 

Il Laboratorio di economia politica di Torino, annesso simultaneamente alla R. Università ed al R. Museo Industriale, possiede già infatti un ricchissimo materiale statistico ed economico. Sì che ci sembra opportuno riepilogarne le vicende per coloro i quali non ne avessero particolareggiata conoscenza.

 

 

La sua fondazione risale al dicembre del 1893. Ne fu il principale iniziatore il compianto prof. Salvatore Cognetti De Martiis, il quale dedicò la parte migliore delle sue energie per arricchirlo di prezioso materiale statistico ed economico. Il suo scopo, come dice la relazione del settembre 1895, è quello di “promuovere ed agevolare lo studio scientifico positivo dei fenomeni della vita economica e delle questioni che vi si riferiscono o, a somiglianza di quanto si pratica nei Seminari Economici della Germania, nel Museo Sociale di Parigi, nella Economic School di Londra e nei Collegi Economici degli Stati Uniti d’America.

 

 

Questo istituto, sorto da modesti principii, trovò modo di raggiungere un alto grado di prosperità: tanto forte era ed è il bisogno di conoscere le vicende della civiltà industriale contemporanea.

 

 

Intendiamo soltanto dire che il Laboratorio di economia politica può giovare, a scopi teorici, anche ad intenti pratici, come era nella mente del suo fondatore. Già il Laboratorio, raccogliendo la eredità della Esposizione Operaia del 1890, ha radunato un ricchissimo materiale di statuti e regolamenti e pubblicazioni riflettenti le società operaie che riuscì di validissimo sussidio a quanti vollero occuparsi della materia. Lo stesso accadde per le pubblicazioni raccolte nella Divisione «Italiani all’estero»della Esposizione Generale di Torino del 1898, molta parte delle quali passò nel Laboratorio di economia politica, ad incremento reale ed efficace degli studi sulla emigrazione.

 

 

Ad imitazione di quanto fu fatto, gioverebbe che tutti gli enti pubblici e privati che si interessano allo sviluppo delle nostre esportazioni (Camere di commercio del Piemonte, Associazioni di industriali e di commercianti, Industriali privati) assegnassero un sussidio ad una sezione del Laboratorio destinata alla raccolta ed alla utilizzazione degli elementi di fatto utili ad industriali ed esportatori. Su questo sussidio sarebbe prelevata:

 

 

1 – La spesa per le pubblicazioni speciali da acquistarsi dall’Osservatorio economico.

 

 

E infine questo istituto, secondato dall’iniziativa privata, s’impose in questi ultimi tempi anche all’attenzione del Governo, dal quale fu riconosciuto come istituto scientifico universitario.

 

 

Non è possibile qui dare indicazioni molto estese sul materiale scientifico di cui il Laboratorio dispone. Esso aumenta ogni anno, parte coi mezzi di cui il Laboratorio può disporre, parte con graziosi invii di Amministrazioni dello Stato (Ministeri degli Esteri, delle Finanze, ecc.; Direzione Generale della Statistica); di RR. Legazioni all’estero; di Governi esteri, ecc.

 

 

Per dare un’idea della vastità del materiale radunato nel Laboratorio diremo che esso si raduna in cinque sale, oltre ad una sala per le esercitazioni degli allievi e ad un salone per le conferenze.

 

 

Il materiale scientifico è diviso nelle seguenti categorie, che ogni giorno si accrescono:

 

 

A Inchieste G Riviste H H Consigli
B Bollettini H Opere singole K Atlanti
C Congressi M Esposizioni Bibliografie
D Collezioni N Annuari Convenzioni
E Relazioni O Legislazione Diagrammi
F Statistica P Dizionari Atti Parlamentari

 

 

Ed oltre a ciò havvi una massa notevolissima di opuscoli ordinati nel seguente modo:

 

 

Questioni operaie Banche d’emissione Metodologia

 

Economia agraria Credito popolare Teoriche speciali
Congressi economici Trasporti Industria
Infortuni sul lavoro e Navigazione Biografia
Questione sociale e Emigrazione Commercio
socialismo e Colonie Crisi economiche
Diritto economico Assicurazioni Istruzione economica
Società operaie Sociologia Missioni e viaggi
Beneficenza Storia economica Geografia economica
Cooperazione Statistica Società italiane
Esposizione Finanza all’estero
Monete Archeologia economica Politica economica.

 

 

 

Codesta utilissima istituzione è e deve rimanere esclusivamente scientifica e conservare il suo carattere di sussidio agli studi universitari, sia legali, sia di ingegneria industriale, come voleva il suo fondatore. Né noi vagheggiamo che l’Osservatorio economico, il quale ha fini specialissimi di secondare l’esportazione piemontese, fornendole utili e rapide informazioni, si fonda col Laboratorio, con pericolo di attriti e di dualismo sempre pericolosi.

 

 

2 – Un tenue compenso ad un assistente speciale da scegliersi fra gli allievi ed i soci del Laboratorio forniti di una adeguata coltura economica e commerciale.

 

 

3 – Le spese per la pubblicazione di circolari da inviarsi ad industriali e commercianti, pubblicazione da farsi sotto la cura e la responsabilità esclusiva dell’assistente all’uopo delegato, e senza impegnare la responsabilità del Laboratorio, il quale è e deve rimanere istituto esclusivamente scientifico, dove tutti possono trovare a loro agio il

materiale per le loro ricerche, sia a scopo scientifico che a scopo pratico.

 

 

I vantaggi di codesta combinazione sono evidenti:

 

 

  1. Il Laboratorio di economia politica non perde nulla della propria individualità e del proprio carattere universitario. E riceve dei sussidi che destina alla compra delle pubblicazioni già descritte di natura commerciale, allargando sempre più la sfera della propria biblioteca.

 

  1. Designa un assistente, il quale, senza avere alcuna ingerenza nella direzione didattica e scientifica del Laboratorio, è incaricato di usufruire nel miglior modo delle pubblicazioni speciali che si vanno accumulando nelle sue sale.

 

 

  1. L’Osservatorio economico, il quale sarebbe impersonato in questo assistente, evita di fare spese inutili di personale, locale, custodie, riscaldamento, illuminazione, ecc.

 

 

Uno dei malanni peggiori del nostro paese è quello di volere creare ad ogni piè sospinto dei doppioni, ad imitazione e per rivalità di cose che già esistono.

 

 

Se dovesse costituirsi un Osservatorio economico separato, occorrerebbe spendere per un locale apposito, spendere non solo per un assistente, ma anche per una direzione, spendere per un custode dei locali e per un incaricato dell’ordinamento della biblioteca, spendere per illuminazione, riscaldamento, ecc., ed infine spendere per comprare e conservare gli stessi bollettini e riviste e pubblicazioni che già esistono nel Laboratorio.

 

 

Invece, grandissima parte di queste spese sono già fatte sul bilancio del Laboratorio e non converrebbe ripeterle.

 

 

Le spese nuove si ridurrebbero a quelle che sopra si dissero delle pubblicazioni speciali, dell’assistente commerciale e delle circolari pubblicate a cura dell’assistente e delle risposte da questi inviate alle domande rivolte all’«assistente titolare dell’Osservatorio economico presso il Laboratorio di economia politica».

 

 

  1. A tale intento non occorrerebbe mutare nulla nel decreto di fondazione e nello statuto del Laboratorio. Poiché nulla vieta fin d’ora ad un Ente patrono di donare somme al Laboratorio da devolversi all’acquisto di uno speciale materiale scientifico; nulla vieta a questi Enti patroni di stipendiare una persona, la quale usufruisca di questo materiale con tutti i diritti che hanno gli altri soci del Laboratorio; e nulla vieta che cotesto delegato pubblichi i risultati delle sue indagini.

 

 

L’unica innovazione sarebbe che codesto inviato dovrebbe essere scelto dal

 

 

Direttore del Laboratorio e nominato assistente commerciale; ma questa è già fin d’ora una facoltà naturalmente riservata al Direttore, il quale può nominare quanti assistenti volontari desidera.

 

 

S’intende che il Direttore in questa sua nomina terrà conto del fatto che l’assistente commerciale, per quanto volontario nei rapporti finanziari col Governo, non essendo da questi rimunerato, riceverà una rimunerazione sui fondi versati dagli Enti patroni, e dovrà quindi fare una scelta tale che soddisfaccia agli scopi pei quali gli Enti patroni si indussero ai versamenti convenuti.

 

 

L’assistente ogni anno dovrebbe compilare una relazione sul lavoro composto, e sui risultati ottenuti. Codesta relazione, accompagnata da dichiarazioni supplementari e dal giudizio del Direttore del Laboratorio di economia politica, sarebbe inviata agli Enti patroni, i quali da ciò arguirebbero le opportunità o meno di continuare nel promesso sussidio.

 

 

Questa l’organizzazione semplice, poco costosa dell’Osservatorio economico, il cui motto sarebbe: col minimo di spesa raggiungere il massimo risultato.

 

 

  1. Ed un altro vantaggio ancora si otterrebbe.

 

 

Infatti l’organizzazione separata di un Osservatorio economico, pure cagionando gravi spese, darebbe solo luogo a pubblicazioni di notizie di carattere speciale e transitorio, mancando il contatto tra l’opera diuturna di informazione e problemi più vasti. Invece il fatto che il materiale commerciale verrebbe raccolto nel Laboratorio di economia politica, dove non solo l’assistente, ma anche molti altri giovani si occupano di studi, darebbe luogo ad uno scambio di idee, persuaderebbe l’assistente speciale della necessità di migliorare sempre la propria coltura e di guardare i problemi del commercio in relazione a tutti gli altri problemi della vita economica. Senza notare ancora che nei giovani del Laboratorio si avrebbe un vivaio di intelligenze atte a rinnovellare occorrendo, le persone addette all’Osservatorio economico.

 

 

Crediamo di avere in questo modo a sufficienza esplicato lo scopo e l’organizzazione dell’Osservatorio economico e giustificato il seguente ordine del giorno:

 

 

«Il Congresso, persuaso della utilità della istituzione di un Osservatorio economico, fa voti affinché gli enti pubblici ed i privati interessati allo sviluppo delle nostre esportazioni assegnino un adeguato sussidio al Laboratorio di economia politica di Torino, sussidio da devolversi all’acquisto delle necessarie pubblicazioni ed alla pubblicazione e comunicazione delle notizie interessanti il commercio e le industrie a cura e sotto la responsabilità di un assistente a tal uopo delegato».

 

 

Se quest’ordine del giorno verrà accettato, è lecito sperare che l’Osservatorio economico potrà avere ben presto pratica attuazione. Il grande obiettivo della fase presente della nostra vita di popolo giovane è la conquista dei mercati stranieri.

 

 

Noi abbiamo in casa preziose energie naturali da sfruttare: il carbone bianco che risparmia un ingente parte del costo di produzione della forza motrice produzione come il sole che fa fiorire le rose nei verzieri della riviera e maturare gli aranci sulle rive del Tirreno. L’esportazione italiana è nel suo complesso tutt’altro che trascurabile. Ma non è ancora ciò che dovrebbe essere. Di quando in quando periodicamente si levano alti clamori contro il Governo: un po’ sono i viticultori del Tavoliere delle Puglie, un po’ gli esportatori di frutta del mercato berlinese. Poi tutti ricadono nell’accidia quotidiana. Si parla di riconquistare il Levante; di aprire sbocchi in Oriente per i nostri tessuti di lana e intanto ci lasciamo sfuggire la splendida occasione della crisi laniera di Roubaix e Tourcoing che flagellò la Francia e che risparmiò quasi totalmente l’Italia e che si avrebbe potuto favorire l’occasione propizia di battere questi nostri concorrenti su tutti i loro mercati. Orbene, quello che manca al nostro Paese è l’educazione economica. Ed educazione economica è in gran parte sinonimo di educazione civile. Per questo bisogna cercare con tutte le forze di sollevare il nostro popolo all’altezza dei tempi nuovi, con istituti acconci, nel primo e principale interesse delle nostre esportazioni.

 

 

Le mostre stesse campionarie non si potranno mai fare per bene se prima non si persuadono i produttori della necessità di esporre i campioni, e se quindi non si porta a conoscenza del pubblico interessato la notizia dell’apertura della mostra.

 

 

Per tutto questo occorrono degli organi che servano da mediatori, da trait d’union tra i due estremi.

 

 

Le agenzie, gli addetti commerciali istituiti da vari Stati, presso talune ambasciate e recentemente da noi a Costantinopoli, hanno bisogno di essere coadiuvati dai privati; possono nello stesso tempo essere un efficace aiuto per il proposito nostro.

 

 

Lo stesso appoggio sarà dato dai Musei commerciali italiani e stranieri; dalle Agenzie d’affari pei reciproci servizi che istituti che si propongono consimili scopi possono rendersi, rinvigorendosi a vicenda.

 

 

L’esperienza ci insegna che bisogna attendere assai più dall’egoismo che non dall’altruismo degli uomini.

 

 

Ed è per questo che noi abbiamo fiducia nella istituzione di questo Osservatorio economico, nel suo progresso e nel suo incremento. È adunque nostro proposito fermo di contribuire con tutte le nostre forze al ridestarsi delle energie commerciali ed industriali italiane; mossi anche da un pensiero patriottico; perché anche il patriottismo è uno dei più puri, dei più nobili interessi. Bisogna riprendere le tradizioni commerciali delle antiche repubbliche marinaresche se vogliamo non essere indegni di quei popoli che altra volta noi abbiamo guidati sulla via dei traffici e dei commerci e che ora di tanto ci sopravvanzano. L’avvenire d’Italia è il nostro augurio ed è la nostra speranza.

 

 



[1]Relazione in collaborazione con Emanuele Sella [Ndr].

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