Opera Omnia Luigi Einaudi

Necrologio del senatore prof. avvocato Riccardo Cattaneo

Tipologia: Paragrafo/Articolo – Data pubblicazione: 01/01/1932

Necrologio del senatore prof. avvocato Riccardo Cattaneo[1]

Torino,Tip. E. Schioppo, 1932

 

 

 

Sen. Prof. Avv. Riccardo Cattaneo

 

 

Avvocato principe, amministratore pubblico benemerito ed insegnante universitario preclaro, Riccardo Cattaneo era nato il 21 gennaio 1854 a Trecate e si spense il 2 settembre 1931 a Trana.

 

 

Assolti gli studi liceali nel Collegio Gallarini di Novara, la borsa del Collegio delle Provincie gli consentì gli studi nella Università di Torino, dove conseguì un premio Dionisio e nel 1875 la laurea in giurisprudenza. Giovanissimo ancora, il 6 giugno 1879 fu «aggregato» alla facoltà di giurisprudenza; e ripetutamente, per lunghi anni, la facoltà volle riconoscere le sue preclare qualità di studioso affidandogli l’incarico dell’insegnamento delle istituzioni civili.

 

 

Avvocato, sedette nel Consiglio dell’Ordine e ne fu l’ultimo presidente. Era patrocinatore, in cause civili e commerciali, tra i più insigni d’Italia; e tra le celebri cause da lui difese vanno ricordate quella fra la Società «Rinascente» ed i Fratelli Bocconi e quella riguardante un vistoso patrimonio legato da nobildonna pisana all’opera nostra del Cottolengo. Amministratore pubblico, fu Presidente della locale Congregazione di Carità, Membro del consiglio di amministrazione della Regia Opera della maternità, Presidente della Mutua Reale Incendi, Consigliere Comunale per ventotto anni, dal 1895 al 1923, Assessore al Dazio, alla Ragioneria e all’Ufficio legale nelle Amministrazioni Frola e Rossi. Il 17 novembre 1920 veniva chiamato alla carica di Sindaco di Torino. Trovava una finanza dissestata ed una cassa vuota. Il debito fluttuante toccava i 60 milioni, dei quali 20 erano debiti cambiari; il disegno di bilancio compilato dal Regio Commissario prevedeva per il 1921 un disavanzo ordinario di oltre 19 milioni ed un bilancio straordinario di 32 milioni per il quale nessuna provvidenza era apparecchiata. Riccardo Cattaneo, amministrando severamente, già nel 1921 riusciva a coprire 13 milioni di lavori straordinari, coll’avanzo del bilancio ordinario; e, dopo avere eliminato 8 milioni di residui, chiudeva l’esercizio 1922 con un avanzo di 15 milioni di lire. La rigida amministrazione gli consentì di compiere opere pubbliche insigni, fra le quali giova ricordare il passaggio attraverso il giardino reale e l’acquedotto del Piano della Mussa e di provvedere all’ampliamento delle tranvie urbane, dell’illuminazione, della fognatura, dei cimiteri e degli edifici scolastici ed alla sistemazione degli organici degli impiegati municipali. Quando egli nel giugno del 1923 rinunciò alla carica di Sindaco, solenni onoranze gli furono rese nel Palazzo Comunale, a testimonianza della gratitudine dei torinesi verso il restauratore delle finanze municipali. La nomina a Senatore del Regno, avvenuta il 18 settembre 1924, consentì per troppo poco tempo al Cattaneo (il quale convalidato il 20 novembre, prestava giuramento il 22 dello stesso mese) di recare ai lavori della Camera vitalizia il contributo pregiato della sua sapienza giuridica, che presto un morbo crudele lo costrinse, pur serbando egli lucidissima l’intelligenza, a condurre vita assai ritirata.

 

 

Forse dolse a Lui sovratutto di essere anche costretto ad abbandonare la lunga consuetudine dell’insegnamento. Dalle aule universitarie gli erano venuti valorosi collaboratori, da lui aiutati a salire in fama nell’arringo forense. Ad insegnare materie giuridiche nella R. Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Torino era stato chiamato, dopo la morte del Ronga, fin dal 1901; e l’incarico di insegnamento gli era stato confermato ininterrottamente nel Regio Politecnico e poi nella R. Scuola d’Ingegneria finché, dopo il 1927-28, non gli vennero meno le forze.

 

 

Ebbi la ventura di averlo all’Università professore di istituzioni civili; ed in un tempo in cui la facoltà giuridica si onorava di tersissimi docenti, come il Mattirolo e l’allora esordiente Brondi, maestri entrambi di perspicua favella giuridica ed inimitabile il primo nell’arte di affollare l’aula di uditori ansiosi di apprendere da lui una scienza per sua indole aridissima, il Cattaneo tenne bravamente un gran posto. Per un terzo di secolo i futuri avvocati ed ingegneri appresero da lui i rudimenti del diritto civile esposti in linguaggio rigoroso ed in forma cristallina. Corsero, per tutti quegli anni e corrono anche oggi, le sue lezioni stampate di istituzioni civili, guida sicura nell’apprendere, aiuto pronto agli ingegneri nel risolvere dubbi relativi ad acque, a servitù, ad appalti. Ma la parola che si animava nell’illustrare limpidamente istituti giuridici complessi, nel costruirli e scomporli così da renderli piani ed evidenti a tutti, era veramente il dono regale che Egli faceva ai giovani. I quali sentivano perciò in Lui un maestro del diritto; lo amavano e al suo consiglio ricorrevano anche quando avevano da tempo lasciato la Scuola.

 

 



[1] Estratto di Sen. prof. avv. Riccardo Cattaneo, «Annuario della R. Scuola d’ingegneria di Torino»,Torino, 1932, pp. 331-333 [ndr]

Torna su