Prefazione – A. Schiavi, Note di economia sociale
Tipologia : Altre Pubblicazioni
Data pubblicazione : 01/01/1907

Prefazione – A. Schiavi, Note di economia sociale

Alessandro Schiavi,Note di economia sociale sulla mostra della Previdenza, Torino, Società tipografico editrice nazionale, 1907, pp. V-VII

 

 

 

L’epoca presente è ricca, come poche altre nella storia del mondo, di riformatori e di apostoli sociali. Il verbo della elevazione materiale e morale viene predicato ogni giorno con un’intensità crescente ed a masse sempre più grandi di lavoratori. E, spettacolo confortante, viene predicato non solo dai politicanti professionisti, che sono i meno simpatici degli apostoli per la media poco elevata del loro carattere morale, ma da gente che ha compiuto dei sacrifizi e fatto degli sforzi energici per accrescere la felicità altrui o la propria con l’occhio intento al raggiungimento di una meta ideale. Nel libro, che il dott. Alessandro Schiavi ha desiderato fosse presentato da me ai lettori italiani, sono narrati molti di questi nobili sforzi i quali elevano il carattere e rendono l’uomo degno di una vita più elevata. Gli operai della vetreria operaia federale, che si contentano per mesi di riscuotere appena il 30 per cento dei loro salari, i lavoranti in lime di Torino, che pur di vincere nella lotta contro gli antichi padroni, si alternano al lavoro, parte al mattino, parte al pomeriggio, contentandosi di meschini guadagni sono ammirabili non tanto perché si illudono di creare nuovi tipi di impresa economica cooperativa o collettiva, quanto perché hanno saputo compiere uno sforzo energico di volontà ed acquistare a poco a poco quelle abitudini di risparmio, di rinuncia ai godimenti presenti, di disciplina verso i capi, di giusta valutazione delle qualità rare dei dirigenti che sono per ora il privilegio quasi esclusivo della borghesia industriale e commerciante. Dopo ciò, che importa l’etichetta che propagandisti, profeti ed apostoli hanno adottato nell’annunciare la buona novella a questi eletti della classe operaia, i quali inconsciamente passano ad arricchire la classe borghese capitalistica di nuove vergini e rigogliose energie, rendendola sempre più numerosa e resistente agli assalti di chi vorrebbe distruggerla in nome di qualche principio in ismo? Cattolici e socialisti, cooperativisti e fautori delle opere di patronato, igienisti ed antialcoolisti, armata della salute e chiesa del lavoro, tutte queste diverse chiese passano attraverso al libro dello Schiavi dando testimonianza di qualche opera di bene. Le Camere del lavoro si abbaruffano colle Leghe cattoliche del lavoro ed il Segretariato dell’emigrazione con l’opera Bonomelli; ognuno essendo convinto di aver il monopolio della verità e della salvezza. Convinzione utile perché spinge all’azione ed all’emulazione. I fatti diranno quale delle sette o chiese sociali abbia avuto maggiore virtù di resistenza ed abbia saputo vincere nella lotta di concorrenza che tra di loro si combatte. La scelta che oggi noi volessimo fare, esaltando alcuni sforzi e condannandone altri, sarebbe prematura ed erronea, troppo diversi essendo da paese a paese i fattori che potranno condurre alla vittoria un ideale sociale piuttosto ché un altro. Sarebbe assurdo paragonare un paese materialista, areligioso come la Francia, in cui l’herveismo può trovare numerosi seguaci, con un paese in cui è profondamente radicato, come in Inghilterra, lo spirito mistico ed in cui i capi operai ed i cooperatori possono proclamare alto: «Mazzini è stato la mia salvezza!».

 

 

Per ora limitiamoci ad ammirare l’opera di bene compiuta dai profeti e dagli apostoli; ed ai libri dove si ciancia inutilmente di riformismo, sindacalismo ed integralismo, preferiamo questo dello Schiavi, dove sono narrati i fatti compiuti per elevare il benessere materiale ed il carattere morale delle classi operaie. Persino l’indice prezioso delle pubblicazioni, delle fotografie, dei diagrammi, cartogrammi e manoscritti che arricchivano il padiglione della Previdenza all’Esposizione di Milano e lo rendevano meta desiderata agli studiosi ed agli uomini d’azione ed arricchiscono adesso il Museo Sociale dell’«Umanitaria», persino quest’indice è più interessante e suggestivo di qualunque dissertazione marxista o sindacalista. Chi lo legga e chi dalla sua lettura sia spinto a svolgere qualcuna delle carte adunate nel Museo Sociale di Milano imparerà almeno questo: che non basta aver letto qualche libro sociologico di moda per trinciare giudizi intorno ai destini dell’umanità, ma occorre aver molto osservato l’azione molteplice e nobile, aver compreso i sacrifizi dolorosi, aver misurato gli sforzi diuturni di coloro che sono riusciti ad elevare sé stessi o ad elevare gli altri per avere il diritto di tracciare la via all’umanità. Forse, dopo aver osservato tutto questo, si preferirà di lavorare umilmente come gregari più che di bandirsi apostoli di un vangelo novello. Né sarà questo il beneficio più piccolo di quella scuola dello studio paziente dei fatti sociali di cui lo Schiavi si dimostra con questo suo libro seguace amoroso.

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