Confronti di gerarchie

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. VII

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 12/12/1923

Confronti di gerarchie

«Corriere della Sera», 12 dicembre 1923

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol.VII, Einaudi, Torino, 1963, pp. 492-496

 

 

 

L’articolo nel quale riassumevo le osservazioni che da più parti mi erano arrivate intorno al nuovo ordinamento gerarchico dei funzionari dello stato, mi ha procurato altre lettere ed osservazioni interessanti. Le quali si riassumono nella difficoltà somma di fare confronti esatti e nella imperfezione fatale di ogni ordinamento il quale tenda a ridurre le differenti carriere ad una comune ragione di stipendi e di progresso. Poiché, nell’interesse dello stato, un ordinamento gerarchico del tipo nuovo mi pare tuttavia sicuramente preferibile alla frammentarietà antica, così fa d’uopo rassegnarsi alle imperfezioni, le quali via via potranno essere corrette.

 

 

Mi sembra interessante, a questo fine, chiarire una causa, forse la più importante, di impazienza dei diversi ceti di funzionari contro le sperequazioni da essi lamentate. Una carriera è un fatto complesso, il quale non si giudica dal solo stipendio. Vi è, elemento importantissimo, la velocità della carriera medesima, ossia l’età alla quale si giunge a stipendi superiori. Chi si lamenta di più, sotto questo rispetto, sono i professori delle scuole medie. I professori di ginnasio partono dal grado undicesimo (7.500 lire lorde, uguali a circa 520 lire nette al mese) ed in 26 anni arrivano allo stipendio massimo del grado nono (14.500 lire lorde, uguali a circa 1.000 lire nette al mese). I professori di liceo partono dal grado decimo (10.000 lire lorde) ed arrivano in 18 anni se sono entrati subito al liceo, caso non frequente, allo stipendio massimo del grado ottavo (17.000 lire lorde, uguali a un po’ meno di 1.200 lire nette al mese). Questo è, praticamente, il bastone di maresciallo del professore di scuole medie, ossia dei formatori delle nuove classi dirigenti italiane.

 

 

«Mio fratello – mi scrive un insegnante di ginnasio appartenente al ruolo d’onore – è pretore da 9 anni e guadagna 20.000 lire. Io non percepisco che 14.500 lire dopo 30 anni di servizio. Non so se la laurea in lettere sia più facile di quella in legge; so che io devo studiare continuamente se non voglio cristallizzare nelle regolette di latino».

 

 

Un altro insegnante, professore nei licei, soggiunge:

 

 

«Non è chi non veda come sia ingiusto trattenere per tutta la vita un insegnante nell’ottava categoria, mentre un pretore della più piccola pretura, passa dopo 4 anni nella categoria settima e dopo nella sesta. Eppure la nostra laurea non richiede meno studio né minori sacrifici di quella in legge, né i nostri concorsi sono più facili! Ci sono tra noi moltissimi liberi docenti, moltissimi che nel campo letterario e in quello scientifico onorano la patria; ebbene tutti costoro dopo 28 anni di carriera potranno arrivare al massimo stipendio di 16.000 lire lorde, che un pretore prende all’inizio. È giusto questo? Prima d’ora e con le classi aggiunte e con le lezioni private, con immenso, ignorato sacrificio, si poteva nascondere la nostra miseria davanti agli scolari sempre attenti al vestito del loro insegnante; ma adesso che ogni guadagno straordinario ci è stato tolto, come faremo? Come faremo a mandare a scuola i nostri figli coi libri così cari, con le tasse così elevate, specialmente se frequentano scuole superiori lontane dalla nostra residenza? La media dei nostri stipendi si aggira sulle mille lire al mese, caro viveri comprese; ah sapesse quanta desolazione e quanto scoraggiamento è nelle nostre famiglie!».

 

 

Il confronto coi magistrati non è in tutto esatto; poiché se io leggo bene le tabelle, il magistrato comincia la sua carriera nel grado nono con 12.400 lire iniziali, compreso, come calcolai anche per gli insegnanti, il supplemento di servizio attivo; dopo 12 anni passa al grado ottavo con 14.700 lire iniziali, dopo altri 12 al grado settimo con 17.200 lire lorde iniziali, e dopo 8 al grado sesto con 19.300 lire lorde iniziali. Ma resta negli insegnanti medi l’impressione di essere cacciati in giù, senza possibilità di potersi, alcuni di loro, i più valorosi, una quinta od una decima parte rispettivamente dell’intiero ruolo, affacciare ai gradi settimo e sesto (quelli dei tenenti colonnelli e colonnelli o dei giudici e sostituti procuratori del re di seconda e di prima classe). Ad essi non si pub dire: diventate presidi o professori universitari, ché si tratta di tutt’altre funzioni, alle quali non è demerito non potere aspirare. Altissima è la funzione del magistrato e del soldato; ma chi studi i programmi Gentile per le scuole medie agevolmente si persuade che forse solo una minoranza degli insegnanti riuscirà ad attuarne i concetti informatori. A quei pochi si doveva, appunto per la difficoltà somma e la eccellenza del loro compito, far balenare la speranza di non rimanere chiusi entro il grado massimo di capitano o di giudice aggiunto (se professori di ginnasio) o di maggiore o giudice di terza classe, se professori di liceo.

 

 

L’accenno fatto agli ufficiali mi fa ritornare sopra al confronto che, non io, ma i funzionari civili facevano tra gli stipendi militari e quelli civili. Avevo cercato di riassumere quelle ragioni che non erano state messe sott’occhio per spiegare la indennità militare e di famiglia concessa agli ufficiali e negata ai funzionari civili. Alcuni ufficiali mi scrivono mettendo in luce altre ragioni, fra cui il maggiore logorio di scarpe e vestiti per le frequenti marce, massimamente in montagna, le maggiori spese per la necessità di fare spesso due famiglie separate durante le manovre estive, i comandi, i distaccamenti; i traslochi assai più frequenti ed improvvisi. Ma un ufficiale, il quale aveva trovato l’articolo mio «molto sereno e obiettivo, non scevro di considerazione e di benevolenza per la classe degli ufficiali del r. esercito», mi segnala quella che parmi la ragione principale della difficoltà somma di assimilare senz’altro le due carriere civili e militari:

 

 

«I generali di brigata sono assegnati al quinto grado, insieme ai consiglieri e ai sostituti procuratori generali di corte d’appello; ed i colonnelli, i tenenti colonnelli ed i maggiori figurano rispettivamente al sesto, al settimo e all’ottavo grado, insieme ai giudici e ai sostituti procuratori del re di prima, seconda e terza classe. È giusto questo? È equo? I giudici sono relativamente giovani d’età e i colonnelli ed i tenenti colonnelli relativamente vecchi e più lo saranno in avvenire; quelli rappresentano i primi gradini, la giovinezza, la prima maturità di una carriera; questi i gradi più elevati e difficilmente raggiungibili, il tramonto di una carriera; quelli saranno certamente quasi tutti promossi al grado superiore, poiché i giudici di prima classe sono relativamente pochi, mentre i consiglieri di corte d’appello e gradi equiparati sono 827; l’infima minoranza dei colonnelli passerà al grado superiore, poiché i colonnelli sommano a 535 e i generali di brigata sono 100 a mala pena; i magistrati staranno in servizio fino al 70esimo anno di età, raggiungendo gradi, stipendi e pensioni elevate per compiuto quarantennio; mentre tra gli ufficiali, non appena cessato il ritmo intensivo ed accelerato della guerra e tornati al periodo normale di pace, assisteremo ancora al triste esodo dell’esercito, perché colpiti dall’inesorabile legge dei limiti di età e con pensioni ben meschine, dei capitani a 50 anni d’età, dei maggiori a 54, dei tenenti colonnelli a 56 e dei colonnelli a 58».

 

 

Forse non si può insistere troppo sulle differenze nella probabilità di passare in età giovane a gradi relativamente elevati. Quando, su questo punto, si ascoltano funzionari appartenenti ai diversi ordini si rimane disorientati. Le probabilità di progredire nella carriera appaiono tuttavia minori nell’esercito che in altri grandi corpi dello stato. Escludendo i gradi più elevati fino a generale di brigata compreso (sono 164 nell’esercito e 1.042 nella magistratura), nell’arma di fanteria è difficile che tutti i 3.850 tenenti e sottotenenti possano passare capitani (2.102) ed ancor più difficile che i 2.102 capitani riescano tutti a passare tra i 552 maggiori, i 366 tenenti colonnelli ed i 206 colonnelli. Perciò bisogna far agire i rapidi limiti d’età e le promozioni a scelta per effettuare la necessaria eliminazione. Invece se non tutti i 2.350 giudici aggiunti giudici e sostituti procuratori del re potranno passare tra i 1.042 equiparati ai gradi di generale nell’esercito – la probabilità è tuttavia di gran lunga maggiore – essi potranno praticamente fare tutti carriera fino al sesto grado, ossia fino al grado di colonnello. Trattasi di una disparità necessaria, perché gli ordinamenti gerarchici sono diversi. Nell’esercito coloro che comandano devono essere pochi ed i molti devono ubbidire. Nella magistratura invece ha grande importanza la collegialità e quindi la ascesa di molti a dignità uguali. Nell’insegnamento universitario, la collegialità domina sovrana: tutti perciò sono sicuri, con l’età, di giungere al quarto grado.

 

 

Se non si possono togliere le disparità provenienti dall’ordinamento del corpo a cui appartiene, non si potrebbero nemmeno far discendere alti funzionari di un ramo ad un livello troppo basso della gerarchia, solo perché è fatale che in quel ramo la carriera si svolga più favorevole. Il consigliere d’appello giustamente è paragonato al generale di brigata, perché così vuole l’importanza dell’ufficio delicatissimo a lui affidato. Si possono tuttavia compensare le conseguenze finanziarie dell’ordinamento meno propizio con indennità; tra cui quella militare, per le ragioni esposte altra volta e qui integrate, sembra pienamente giustificata.

 

 

Le disparità, che hanno per i colpiti sapore d’ingiustizia, sono forse parecchie di più di quelle segnalate. Me ne vengono segnalate alcune specie per i corpi tecnici, per i quali le carriere si svolgono talvolta, per le sorprese dei piccoli numeri, in modo disordinato. Tuttavia vorrei dire agli interessati una parola che fosse nel tempo stesso di conforto e di pazienza. Il nuovo ordinamento gerarchico non è perfetto; ma da un lato esso è un progresso notevole sul passato e deve perciò essere conservato; dall’altro lato ogni riforma che fosse fatta a spizzico riuscirebbe più a guastare che a migliorare. In questo primo periodo della sua applicazione, tutte le eventuali sperequazioni verranno a galla, saranno discusse, e messe a confronto con quelle non di rado contrastanti esposte da altri interessati. L’esperienza metterà in luce quel che v’è da conservare e quel che v’è da modificare. Ma, se la riforma deve durare ed è bene che duri, ogni modificazione deve essere organica. Non si può toccare un punto solo. Siano pochi o molti i punti difettosi, il ritocco deve essere simultaneo, affinché l’armonia dell’insieme risulti perfezionata e non guasta.

 

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