I nuovi buoni al portatore da sei a dodici mesi

Tratto da:

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 26/06/1916

I nuovi buoni al portatore da sei a dodici mesi

«Corriere della Sera», 26 giugno 1916[1]

Cronache economiche e politiche di un trentennio (1893-1925), vol. IV, Einaudi, Torino, 1961, pp. 356-359

 

 

Al decreto per l’emissione dei buoni del tesoro triennali e quinquennali ha fatto seguito a brevissima distanza un nuovo decreto, il quale regola l’emissione di buoni ordinari al portatore, con scadenza da sei a dodici mesi. Anche a questa nuova emissione fa d’uopo far plauso.

 

 

Per ora la possibilità di emettere titoli al portatore non è stata estesa anche ai buoni a tre mesi, i quali continueranno ad essere emessi soltanto nelle forme ordinarie; cosicché, riassumendo, i buoni che oggi il risparmiatore italiano può acquistare sono i seguenti:

 

 

  • buoni ordinari, con scadenza inferiore a sei mesi. Sono soltanto nominativi, trasferibili però con girata. Si acquistano presso le regie tesorerie. L’interesse è stato fissato con decreto del ministro del tesoro al 3% all’anno; ed è anticipato; ossia detratto dal prezzo che si versa all’atto dell’acquisto del buono;
  • buoni ordinari, con scadenza da sei a dodici mesi, che il capitalista può adesso chiedere al portatore od al nome, a suo piacere. Sono anch’essi in vendita presso tutte le tesorerie; ed anch’essi recano l’interesse anticipato. L’interesse è fissato al 4,25% per i buoni da sei ad otto mesi; ed al 4,50% per i buoni con scadenza da nove a dodici mesi.

 

 

Questi titoli godono del diritto di essere versati alla pari, anche quando non siano ancora giunti a scadenza, salvo il necessario conguaglio degli interessi, come denaro contante nell’acquisto dei buoni triennali e quinquennali o delle obbligazioni od altri titoli che fossero emessi dallo stato sino al 31 dicembre 1917. Essi forniscono perciò un mezzo opportunissimo di investimento per chi voglia subito impiegare fruttuosamente i suoi capitali, in attesa di un posteriore investimento in prestiti pubblici a più lunga scadenza. Il ministro del tesoro non tarderà certamente ad emanare il decreto per la fissazione degli interessi sui nuovi buoni ordinari da sei a dodici mesi;

 

 

  • 3) buoni triennali e quinquennali 5%, ad interessi semestrali posticipati, al portatore ovvero al nome, a scelta del risparmiatore, acquistabili presso le tesorerie dello stato, le banche di emissione (Banca d’Italia, Banco di Napoli e Banco di Sicilia), le banche ordinarie, le casse di risparmio, gli esattori delle imposte e gli uffici postali.

 

 

Auguro che, dopo un primo saggio, si trovi il modo di estendere ai nuovi buoni ordinari da sei a dodici mesi, al portatore, il vantaggio di poter essere venduti, oltreché presso le tesorerie dello stato, presso banche, casse di risparmio, esattori delle imposte ed uffici postali. Essi hanno qualità che li rendono adatti, al pari dei buoni poliennali, a soddisfare qualcuna delle svariate esigenze economiche dei risparmiatori.

 

 

I buoni triennali e quinquennali sono invero un ottimo, magnifico investimento per quelli che desiderano fare un investimento a breve scadenza. Se dovessi esprimere un convincimento meditato, direi che essi, nel momento presente, sono il titolo principe per tutti i capitalisti, i quali tengono a sottrarre i loro risparmi alle oscillazioni possibili nella valutazione capitale. Chi oggi compra un buono da 100 lire a tre o cinque anni, è sicuro di ottenere il rimborso di cento lire, né più né meno, alla scadenza. Vantaggio notabile, sebbene non abbastanza apprezzato.

 

 

I buoni ordinari da 6 a 12 mesi sono invece adatti a coloro che hanno capitali disponibili per un limitato periodo di tempo o che sono ancora incerti intorno alla destinazione da dare ai loro fondi. Tra i primi si possono noverare industriali, commercianti, agricoltori, i quali posseggono fondi, superiori al giro odierno dei loro affari, ma prevedono di poterli impiegare fra qualche tempo, ad esempio, al ritorno della pace. Nel frattempo, il buono del tesoro a scadenze da 6 a 12 mesi offre un impiego assai rimunerativo. Tra i secondi, sono i risparmiatori ordinari, i quali sono ancora dubbiosi quale impiego dare ai propri risparmi. A costoro giova acquistare buoni ordinari da 6 a 12 mesi: poiché essi acquistano una specie di denaro contante fruttifero. Questi buoni infatti sono accettati alla pari in pagamento dei titoli dei futuri prestiti sino al 31 dicembre 1917. Il significato della frase qui usata è evidente: i buoni da 6 a 12 mesi saranno accettati come denaro contante in pagamento dei futuri prestiti. Quindi se il futuro 5% fosse emesso a 97 lire, basteranno 9.700 lire nominali di buoni da sei a dodici mesi per acquistare 10.000 lire nominali (sottoscritte a 97) del futuro prestito. Qui vi è la sicurezza assoluta di non perdere un centesimo del capitale, di godere nel frattempo un buon frutto e di concorrere alle future sottoscrizioni ai migliori prezzi che allora potranno essere stabiliti.

 

 

Aggiungasi che i buoni da 6 a 12 mesi possono essere impiegati, sempre come denaro contante, nell’acquisto dei buoni a 3 e 5 anni al 5%. Chi per circostanze sue particolari non intende più attendere l’emissione di nuovi prestiti, ha così in ogni momento aperta la via a fare un ottimo impiego a scadenza di pochi anni. Comprare buoni è dunque come avere denaro in tasca, fruttifero dal 3 al 4,50% o forse più, versabile come denaro contante per l’acquisto dei buoni triennali e quinquennali e delle obbligazioni dei futuri prestiti nazionali.

 

 

Poiché ora sono stati messi a disposizione del pubblico due bellissimi strumenti di impiego dei risparmi, atti a raggiungere fini diversi, occorre che al pubblico venga fatta giungere la notizia della loro esistenza e vengano spiegati i vantaggi di essi. Senza dubbio al successo dei prestiti nazionali passati contribuì la cooperazione della stampa, dei conferenzieri e delle organizzazioni che condussero una così viva campagna di propaganda. La campagna per i buoni poliennali ed ordinari dovrebbe avere un carattere forse diverso: non di spinta ad uno sforzo massimo in un breve periodo di tempo, ma ad uno sforzo continuo in un tempo illimitato, prima e dopo i grandi prestiti di guerra. I numerosi comitati di preparazione civile esistenti in Italia dovrebbero assumere a principalissima loro missione la propaganda a favore di un duplice vangelo. Primo: ridurre i consumi al minimo indispensabile, essendoché ogni consumo non necessario e una sottrazione ai consumi utili alla condotta della guerra. Dovrebbero confutarsi gli errori popolari e seducenti, secondo cui occorre spendere per dar lavoro, chi spende è un benefattore del prossimo, chi spende fa girare il denaro ed avvantaggia il commercio. Si dovrebbe dimostrare che questi errori, sovratutto nel momento presente, sono dannosissimi al paese. Di qui discende il secondo caposaldo della propaganda: investire tutto il risparmio in buoni a 3-5 anni od a 6-12 mesi, a seconda delle variabili convenienze del risparmiatore.

 

 

Gioverà assai, affinché la propaganda sia efficace, che essa sia sussidiata da brevi, chiari opuscoli illustrativi, da diffondere largamente e da servire di guida ai conferenzieri. E gioverà altresì che il governo italiano, a somiglianza del governo inglese, con frequenti rapidi comunicati ricordi ai risparmiatori l’esistenza dei buoni.

 

 

La propaganda tuttavia non basta. Essa si urterebbe contro la resistenza passiva degli istituti raccoglitori del risparmio, se questi non fossero stimolati a concorrere, con le loro potenti organizzazioni, alla buona riuscita delle emissioni. Il capitalista medio e grosso crede di più al suo banchiere ed al suo agente di cambio che non a tutti i giornali e conferenzieri presi insieme. Occorre perciò che l’emissione di tutte le specie di buoni avvenga anche per mezzo delle casse di risparmio, banche, banchieri, agenti di cambio, esattori, ufficiali postali. Tutti costoro dovrebbero essere spinti a collaborare vivamente al successo della meritoria iniziativa del ministro del tesoro. Come, in occasione dell’ultimo prestito, dovrebbe accendersi una gara tra gli istituti raccoglitori del pubblico risparmio a chi saprà fornire allo stato più larga messe di buoni sottoscritti.

 

 



[1] Con il titolo I nuovi buoni al portatore da sei a dodici mesi. La necessaria propaganda. [ndr]

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