Per un comune consenso. Intorno ai metodi di pubblica contabilità

Tratto da:

Corriere della Sera

Data di pubblicazione: 26/12/1913

Per un comune consenso. Intorno ai metodi di pubblica contabilità

«Corriere della sera», 26 dicembre 1913

 

 

 

Rileggendo, stampato, l’articolo Avanzo o disavanzo nel consuntivo 912-913? mi avveggo di un errore da me commesso nel riportare una delle cifre finali del conto. I 53 milioni e 17 mila lire assegnati sull’avanzo alle spese straordinarie per la marina militare che nella prima colonna citai esattamente come tali, nella seconda mi diventarono sotto la penna, non si sa come, 57, ossia 4 milioni di più. L’errore non muta affatto il risultato finale del consuntivo il cui disavanzo rimane di 57,6 milioni di lire; poiché se calcolai 4 milioni in più in aggiunta alle spese effettive a titolo di spese imputate all’avanzo, aveva anche detratto 4 milioni di più dal totale delle spese effettive in L. 2.786.3 per ottenere le spese che chiamai imputate all’anno. Queste devono essere calcolate perciò in milioni 2641.2 invece di 2637.2, mentre quelle imputate all’avanzo scendono da 73 a 69 milioni. Il totale delle due cifre come è facile capire, resta lo stesso, ed eguale rimane la differenza fra le spese e le entrate effettive, ossia il disavanzo.

 

 

Questo piccolo incidente può giovare a dimostrare le ragioni del mistero da cui è circondato presso il gran pubblico il significato, che dovrebbe invece essere chiarissimo, del bilancio dello Stato. Avanzo o disavanzo sono due parole le quali per sé stesse non vogliono dir nulla: ed acquistano un significato soltanto in seguito agli accordi anticipatamente stabiliti intorno a ciò che debba essere considerato spesa ed entrata. Secondo la legge fondamentale di pubblica contabilità e le norme di eccezione contenute in leggi speciali recanti l’avanzo è di 114,3 milioni; secondo le idee che io credo sarebbero accolte dalla generalità delle persone che alla buona volessero fare i propri conti di casa, il disavanzo sarebbe di 57,6 milioni. Ambedue le affermazioni sono vere ciascuna secondo le premesse Fatte. È naturale però che, volendo dal primo risultato giungere al secondo, talvolta si perda il latino, tante sono le operazioni che occorre di fare e può accadere, come è accaduto a me, che, per una svista prima si sottraggano e poi si aggiungano in più 4 milioni.

 

 

Un’idea dei risultati diversi a cui si giunge compilando il bilancio secondo le norme di legge ovvero secondo i criteri ordinari del padre di famiglia si può avere confrontando le seguenti due colonne di cifre. Nella prima sono riportati gli avanzi di competenza del bilancio italiano quali risultano dall’allegato n. 8 (pag. 113) dell’esposizione Tedesco; nell’altra, gli avanzi o disavanzi calcolati dal prof. Cesare Bachi nell’annuario L’Italia economica nel 1912 (supplemento alla «Riforma sociale»; pag. 170). Avanzi di Avanzi o disavanzi competenza calcolati dal secondo i Prof. C. Bachi

 

 

consuntivi 1902-903

+47.5

+31.5

3-904

+29.8

+32.7

4-905

+44.8

+82.7

5-906

+62.7

+71.2

6-907

+26.5

+91.4

7-908

+36.5

+51.9

8-909

+26.6

+27.2

9-910

+19.5

-10.7

10-911

+35.6

-34.4

11-912

+100.7

-5.6

12-913

+114.3

-56.7

 

 

Ho aggiunto nell’ultima linea, i risultati dell’esercizio 1912-913 quali risultano dall’esposizione Tedesco e dai miei calcoli. Si vede che i due risultati non sono mai stati uguali ma si deve anche notare che fino al 1908-909 gli avanzi reali (chiamo avanzi reali quelli calcolati alla buona secondo le norme seguite nella via ordinaria) erano maggiori degli avanzi legali; mentre, dopo quell’anno continuano ed anzi crescono gli avanzi legali; mentre compaiono non spregevoli disavanzi reali.

 

 

Sarebbe certo opportunissimo che uno solo fosse il modo di calcolare gli avanzi ed i disavanzi e questo fosse accettato da tutti; questo risultato non sarebbe difficile da ottenere, poiché tutti egualmente riferiti nei conti consuntivi e nelle esposizioni finanziarie. Diversa è solo la maniera di ragionare intorno a quei dati.

 

 

Poiché questo è indubbiamente un inconveniente, sembra necessario che l’opinione pubblica si interessi di questi problemi contabili in apparenza astrusi e sterili, i quali hanno invece una così grande influenza sull’idea che gli uomini si formano delle possibilità di fare nuove spese e delle necessità di mettere nuove imposte; e dica essa, la pubblica opinione ed induca i rappresentanti del paese a dire che cosa si deve intendere ragionevolmente per spesa. Solo allora si potrà dire esservi un comune consenso intorno ai risultati del nostro bilancio. Non v’è nessuna ragione, come notò anche l’amico Graziadei, di allarmarsi; ma v’è molta ragione che tutti siano persuasi di veder chiaro nei bilanci dello Stato.

 

 

Sono convinto che l’on. Tedesco sente profondamente il dovere di aiutare l’opinione pubblica a formarsi un concetto esatto delle condizioni reali del nostro bilancio; e vorrà apprezzare i tentativi che da varie parti si fanno, con spirito di sincerità e di amore al paese, per spiegare questi problemi al gran pubblico. Essendo di ciò convinto, colgo l’occasione per rivolgere una preghiera al ministro del tesoro: di volere pubblicare sollecitamente un’aggiunta ai documenti statistici che ornano la sua esposizione finanziaria. Nella quale aggiunta si dovrebbero massimamente fornire tutti i dati per chiarire due problemi:

 

 

  • 1. Quali sono le innovazioni contabili e sostanziali introdotte dopo il 1900, le quali rendono non comparabili, ad es., il consuntivo del 1912-913 con quello del 1900-901? Per citare solo alcuni esempi, prima certe ferrovie si costruivano direttamente dallo Stato e la spesa capitale figurava nel bilancio dell’anno in cui si pagava la costruzione: ora che alcune ferrovie si concedono a privati, nel bilancio figurano per esso solo le annualità di interesse e di ammortamento necessarie per estinguere il capitale: cosicché una identica spesa oggi figura nel bilancio per una cifra assai minore di prima. Sarebbe assolutamente necessario, per apprezzare i risultati dei bilanci, ridurre i due metodi ad un comune denominatore; ma questo è un lavoro che solo il tesoro può e deve fare. Così pure si dovrebbe fare il conto di quanto ammontino le spese che sono fatte oggi per impianti telefonici, costruzioni di palazzi, spese militari, ecc. ecc., con fondi del tesoro o della Cassa depositi e prestiti e rimborsati poi con annualità dai Ministeri interessati. Siano spese effettive o spese in conto capitale da coprirsi con debiti, un tempo avrebbero figurato in bilancio per l’intiera loro somma: mentre oggi son diluite in una lunga serie di annualità. V’è modo di ridurre tutto ciò ad unità comparabile; ma solo il Ministero del tesoro può intraprendere questi conteggi complicati e difficili.
  • 2. Quali sono i particolari della situazione del Tesoro dal 1900 in poi? L’allegato n. 22 dell’esposizione contiene il riassunto di queste situazioni: e sulla Gazzetta Ufficiale sono pubblicati periodicamente dati più particolareggiati. Ma non bastano a formarsi un’idea esatta della situazione. Vi sono alcune grosse partite come quelle dei crediti e debiti diversi, intorno a cui aleggia un’ombra di mistero. È chiaro che un credito esigibile verso un terzo debitore ha un’indole tutt’affatto differente da un credito del tesoro verso il Ministero, ad es. della guerra, a cui il tesoro ha anticipato qualche centinaio di milioni per provvedere alle spese della Libia, anticipazioni che il Ministero della guerra restituirà al tesoro negli esercizi successivi, mercé i fondi ordinari bilanciati che il tesoro stesso verserà al Ministero della guerra in quegli esercizi. Sono crediti ambedue; ma di un genere diverso; e il secondo può reputarsi un credito solo figurativamente, in quanto noi immaginiamo l’esistenza di due enti separati, Tesoro banchiere e Ministero della guerra cliente, collegati tra di loro da un conto corrente. Le situazioni del tesoro dovrebbero mettere tutti questi rapporti in chiarissima luce, fino ai minimi particolari. L’on. Tedesco si renderebbe benemerito se pubblicasse in un secondo supplemento alla sua esposizione queste situazioni particolareggiate dal 1900 in poi, per ogni singola partita delle cifre complessive dei debiti e crediti diversi e seguitasse poi nella pubblicazione così particolareggiata, per l’avvenire.
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