Un voto politico in settimana

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 20/03/1901

Un voto politico in settimana

«La Stampa», 20 marzo 1901

 

 

 

I fatti sono più forti e più tenaci di tutte le volontà umane, anche di quelle più energiche. Come da qualche giorno vi telegrafo, la situazione è tale che non si può più oltre tollerare da nessuna parte senza un voto politico palese che la rischiari in un senso o nell’altro. Lo svolgimento della mozione Bertesi per l’abolizione del dazio sul grano, che pareva destinato a finire tranquillamente dopo una lunga discussione accademica parlamentare, dà il pretesto per la battaglia.

 

 

A vero dire, la mozione Bertesi non ha attinenza alcuna colla battaglia che si combatterà, perché il terreno scelto sarà diverso da quello dell’abolizione del dazio sul grano. Ma poiché anche qui si tratta di uno sgravio, così è facile prendere le mosse da esso per venire a discutere tutta la politica finanziaria ed economica del Ministero. Il desiderio di uscire con un vero voto politico si è oggi ridestato tenacemente: il desiderio era latente fino a stamane, e solo se ne ebbe qualche sintomo nel pomeriggio con alcune riunioni private, di non molta importanza, di membri dell’Opposizione, la quale, poi, verso la fine della seduta, decise di offrire subito battaglia al Ministero, che, pure comprendendo la necessità di un voto palese che possibilmente cancellasse l’impressione delle votazioni segrete passate, lasciava intendere di aver maggiore convenienza a ritardare il voto.

 

 

Ma l’Opposizione, visti i risultati ottenuti in tutte le votazioni, sulle quali il Ministero risultò in minoranza, decise di serrare le file, anche per non lasciare che il Ministero potesse largamente usufruire dell’unico appoggio che ancora gli rimane fedele e sicuro, il tempo. Cosicché fra i maggiorenti dell’Opposizione si convenne oggi di affrettare la battaglia colla presentazione di un emendamento dell’on. Donati, il quale, partendo dalla questione dell’abolizione del dazio sul grano, coinvolge tutta la questione finanziaria. L’ordine del giorno suona piena sfiducia nel Ministero, ed è così concepito: «La Camera non approvando la politica finanziaria del Governo, ecc.»

 

 

Questa mossa, quantunque attenuata dall’ordine del giorno meno reciso dell’onorevole Sonnino, provocò da parte degli amici del Ministero l’immediata decisione di prolungare la discussione quanto più possibile. Onde potete ritenere che la discussione della mozione Bertesi si prolungherà ancora parecchie sedute e il voto politico sull’emendamento Donati non si avrà che venerdì sera, o più probabilmente ancora sabato. Agli oratori inscritti che si dilungheranno, inaugurando così una specie di ostruzionismo costituzionale, altri se ne aggiungeranno.

 

 

Inoltre è probabile che la prima parte delle prossime sedute sia occupata da elezioni contestate, una per giorno: poi risultami che qualche amico del Ministero proporrà la pregiudiziale sulla proposta Donati. Il Ministero la farà sua, dicendo che poiché i suoi progetti finanziari già si trovano nel dominio della Camera sub judicio della Commissione è logico che la Camera aspetti che la sua Commissione si pronunzi e presenti la relazione, e su questa inviti la Camera a decidere.

 

 

Allora la Camera avrà campo di pronunziarsi nettamente con vera cognizione di causa: farlo ora precipitosamente, comprimendo tutto un vasto programma finanziario nella proposta abolizione del dazio, sarebbe fuor luogo. Così mi risulta positivamente ragionerà il Ministero. D’altra parte l’Opposizione, sopra tutto il Centro, si opporrà alla pregiudiziale, dicendo che la Camera è ormai in grado di poter giudicare l’intera politica finanziaria del Governo.

 

 

Quindi sulla pregiudiziale si avrà quasi certamente il voto. Sull’esito del quale stasera è ancora arduo fare previsioni, quantunque vi possa con qualche sicurezza affermare che il Ministero non avrà più voti nella votazione palese di quello che abbia avuto nelle votazioni segrete. Qualche giornale di opposizione ad oltranza parla già stasera di lavorio interno nel Gabinetto in vista di una crisi parziale o totale, affermando che l’on. Zanardelli lavorerebbe per attrarre Rudinì, e parte della Destra; Giolitti si volgerebbe verso i sinistri indipendenti, Baccelli, Lacava, Fortis.

 

 

Che si sia esaminata la possibilità di una crisi parziale è vero, e già ve lo telegrafai due giorni fa; ma non credo il momento attuale più propizio per attuarla: converrà attendere il voto del Parlamento.

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