Il commercio italiano nel 1899

Tratto da:

La Stampa

Data di pubblicazione: 17/03/1900

Il commercio italiano nel 1899

«La Stampa», 17 marzo 1900

 

 

 

È stata di questi giorni pubblicata la solita statistica del commercio di importazione e di esportazione nel 1899. È forse questo il documento più importante che venga pubblicato nell’anno riguardo al nostro commercio internazionale; e le cure speciali con cui desso viene compilato giustificano il ritardo consueto nella sua pubblicazione. Anche quest’anno le cifre risultanti dalla statistica sono argomenti di conforto per il nostro Paese.

 

 

Ecco, in milioni di lire, riassunto il nostro commercio dal 1887, anno in cui esso aveva raggiunto la sua maggiore espansione fino al 1899 (dedotti i metalli preziosi):

 

 

 

Importazione

Esportazione

Totale

1887

1.605

1.005

2.610

1888

1.174

891

2.066

1889

1.391

950

2.311

1890

1.319

895

2.213

1891

1.126

876

2.003

1892

1.173

958

2.131

1893

1.191

964

2.155

1894

1.094

1.026

2.121

1895

1.187

1.037

2.224

1896

1.180

1.052

2.232

1897

1.191

1.091

2.283

1898

1.413

1.203

2.616

1899

1.506

1.431

2.937

 

 

La crisi nelle nostre relazioni internazionali è stata dolorosa e lunga dopo il 1887, ossia, dopo la rottura del trattato di commercio colla Francia; ma nel 1895 cominciò, in seguito ai trattati conchiusi cogli Imperi dell’Europa centrale, un movimento ascendente, il quale diventa a mano a mano più rapido, finché raggiunge il suo punto più alto nel 1899, coincidendo colla ripresa di più amichevoli rapporti colla Francia. Il miglioramento effettuatosi nel 1899 e che portò il nostro commercio all’inaudita cifra di 2937 milioni, è tanto più significante in quanto l’aumento del 1898 era stato in molta parte dovuto all’essersi in quell’anno dovuto importare ben 306 milioni di lire di cereali, paste, farine in seguito alla straordinaria scarsità del nostro raccolto. Invece l’aumento del 1899 fu dovuto in massima parte, non ad avvenimenti dolorosi, ma ad un vero e profondo miglioramento delle nostre condizioni economiche.

 

 

Un altro fatto merita di essere posto in rilievo: quanta parte cioè dell’aumento nel nostro commercio internazionale sia dovuta ad un vero incremento nelle quantità di merci importate ed esportate, e quanta parte invece al rialzo dei prezzi. Poteva darsi infatti che la quantità delle merci negoziate fosse rimasta identica; ma, essendo i prezzi rialzati ad esempio del 10 per cento, la cifra dei valori fosse aumentata del 10 per cento.

 

 

Le statistiche ora pubblicate ci permettono di dare una risposta a questo interessante quesito. Se noi supponiamo che nel 1899 i prezzi fossero rimasti identici a quelli del 1898, si ottiene il seguente risultato:

 

 

 

Valore delle merci

 

Importate

Esportate

Totale

1898

1413

1203

2616

1899

1406

1309

2715

 

 

Mentre cioè, applicando alle merci del 1898 i prezzi del 1898 ed alle merci del 1899 i prezzi del 1899, come si deve fare, il commercio crebbe da 2616 a 2937 milioni, ossia di 321 milioni; applicando invece a tutti due gli anni i prezzi del 1898 si ha che il commercio aumentò solo da 2616 a 2715, ossia di 99 milioni circa.

 

 

La conseguenza è evidente. L’aumento totale del nostro commercio (321 milioni) fu per 222 milioni dovuto al rialzo dei prezzi nell’anno decorso, e per 99 milioni all’incremento nella quantità delle merci negoziate. Ed è interessante notare come se i prezzi fossero rimasti invariati, le merci importate, non che aumentare, sarebbero diminuite da 1413 a 1406 milioni.

 

 

L’aumento reale nel traffico delle merci avvenne solo nelle merci esportate in cui, anche se i prezzi fossero rimasti immobili, noi saremmo passati da 1203 a 1309 milioni con un aumento di 106 milioni. Segno questo che le industrie italiane proseguono vittoriose nella loro conquista progressiva dei mercati esteri. Del resto il rialzo dei prezzi non ci ha portato alcun danno, anzi ci è stato grandemente benefico, contrariamente a quella che è l’impressione generale di certe classi di persone.

 

 

Infatti è vero che senza il rialzo dei prezzi noi avremmo speso solo 1406 milioni invece di 1506, con un risparmio di 100 milioni; ma avremmo contemporaneamente introitato solo 1309 milioni invece di 1431, con una perdita di 122 milioni.

 

 

Noi abbiamo speso nelle nostre compre il 7.10% di più; ma abbiamo guadagnato nelle vendite il 9.35% di più.

 

 

In definitiva il rialzo dei prezzi ci ha apportato un guadagno del 2.25%. Questo è un esempio fra i tanti che si potrebbero addurre dell’errore che si commette di solito quando si muovono alte lagnanze perché le importazioni sono cresciute e si è costretti a mandare all’estero molti milioni di più di prima, depauperando di denaro il paese, ecc. Non basta guardare all’uno dei piatti della bilancia; bisogna guardare anche all’altro piatto e pensare che noi non potremmo esportare se non importassimo e che, a meno di supporre gli uomini impazziti, non si può credere che essi importino merci senza ottenere con ciò un guadagno che li porrà meglio in grado di esportare in seguito, e di riguadagnare ad usura quell’oro che si diceva essere stato perduto prima.

 

 

Nel 1899 noi abbiamo dovuto pagare prezzi più alti per una quantità di merce quasi identica; ma i 100 milioni di più che abbiamo spediti all’estero hanno messo in grado i forestieri di comprare le nostre merci ad un prezzo corrispondente più alto. L’aumento nelle importazioni ed esportazioni si è distribuito nel seguente modo:

Milioni di lire in + e in – nel 1859 rispetto al 1898.

 

 

  Importazione Esportazione
Materie gregge necessarie all’industria

+ 72

+ 40

Altre materie necessarie all’industria

+ 106

+ 119

Prodotti fabbricati

+ 53

+ 22

Generi alimentari

– 139

+ 45

 

 

All’importazione l’unica diminuzione si ha nei generi alimentari; un raccolto dei cereali l’anno scorso fu buono e ci dispensò dal ricorrere alla Russia ed all’America in misura così alta come nel 1898. Aumentò l’importazione delle materie necessarie alle industrie nostre, le quali ingigantiscono ognora più; specie il carbone, il ferro, la seta tratta, i bozzoli, le lane ed il cotone. L’aumento dei prodotti fabbricati è dovuto sovratutto alle macchine, agli apparecchi di rame, al ferro ed acciaio di seconda fabbricazione, i quali servono agli impianti che si stanno facendo su larga scala in Italia.

 

 

All’esportazione l’aumento fu generale; sovratutto rilevante però per le materie necessarie all’industria e pei generi alimentari e meno pei prodotti fabbricati. Il che sembrerebbe indicare che il nostro paese è specialmente adatto per le condizioni del suo clima, per l’ingegno dei suoi abitanti a fornire agli altri paesi generi alimentari raffinati o materie gregge o semilavorate per le industrie.

 

 

Queste le risultanze ed i caratteri più generali del commercio internazionale italiano nel 1899; sarà forse conveniente esaminarlo ancora in seguito nei suoi particolari più notevoli per vedere quali siano le tendenze specifiche della nostra vita economica e quale sia la politica doganale più adatta a promuoverne nell’avvenire l’espansione sempre più grandiosa.

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