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Giornale degli economisti

«Municipal Affairs».Rivista trimestrale edita a New York dal Committee on Municipal Administration del Reform Club

«Giornale degli economisti», agosto 1898, pp. 171-177

 

 

 

Gli studiosi di questioni municipali, coloro specialmente che si interessano ai progressi del cosidetto socialismo municipale avevano finora sentita la deficienza di una rivista dedicata in modo esclusivo a questi problemi che acquistano di giorno in giorno una importanza sempre maggiore. Negli Annals of the American Academy of Political and Social Science il Dr. Leo S. Rowe dirigeva da parecchio tempo una rubrica speciale dedicata ai problemi dell’amministrazione municipale.

 

 

Per la sua stessa brevità tale rassegna si doveva limitare a tener dietro in modo quasi cronologico agli avvenimenti più importanti delle città americane senza discuterne a fondo i bisogni e le aspirazioni. Ma nell’ultimo anno un promettente risveglio si è manifestato anche in questo campo dell’attività scientifica sociale. A Londra il signor Roberto Donald dirige una rivista settimanale di 20 pagine, London, destinata appunto a farsi l’eco del movimento municipale, ed ogni anno nel Municipal Year book of United Kingdom, riassume tutto il cammino compiuto dalle città inglesi. I due primi della serie (1897-8) compatti e densi volumi di 400 ognuno contengono una miniera di notizie molto bene ordinate intorno alle imprese economiche sociali dei municipi inglesi. Si può anzi dire che il Municipal Year Book del Donald è la fonte più completa e fresca del municipalismo inglese ed adempie per l’Inghilterra alla stessa funzione che in Germania è efficacemente compiuta dallo Statistischen Jahrbuch deutscher Stadte edito a Breslau dal Dr. M. Neefe fin dal 1891.

 

 

Ma la pubblicazione periodica migliore sui problemi municipali si deve alla iniziativa coraggiosa del Reform Club di Nuova York. Questo, che tanto ha già fatto nella lotta per sostituire al sistema degli spogli il Civil Service e da anni combatte pertinacemente a favore della Sound Currency contro le manie inflazioniste ha scelto nel proprio seno un Comitato affidandogli l’incarico di occuparsi delle amministrazioni municipali. Il Committee on Municipal Administration è una delle numerose società che negli ultimi anni sono sorte in America per sostituire una amministrazione onesta, rigidamente commerciale, businesslike, alle dilapidazioni delle bande di ladri del denaro pubblico organizzate nelle macchine di partito. I mezzi adoperati dal Comitato sono le conferenze, le adunanze, la distribuzione di fogli e di tracts, la raccolta di una biblioteca composta esclusivamente di libri relativi al municipalismo e finalmente la pubblicazione di una rivista trimestrale intitolata Municipal Affairs. Di questa intendiamo dare un breve cenno bibliografico. I fascicoli (di 200 pagine ognuno) finora pubblicati sono appena cinque ma bastano per dare un idea esatta della natura della rivista. Una delle caratteristiche sue più notevoli è l’ampia parte riservata alla bibliografia. Il numero primo di 222 pagine è anzi intieramente consacrato ad una Bibliography of Municipal Administration and City Condition del signor Robert C. Brooks. Malgrado qualche inevitabile omissione, sovratutto pei paesi non di lingua inglese, questa bibliografia è senza dubbio la più completa e sistematicamente ordinata che si conosca sulle questioni municipali.

 

 

L’ordinamento alfabetico per città e per materie è atto ad agevolare rapidamente le ricerche; e sotto questo aspetto può dirsi preferibile ai noti volumi di bibliografia del socialismo e della Politica sociale dello Stammhammer. Si aggiunga che la bibliografia non si è arrestata col primo numero; ma invece in ogni numero vi è un ampio indice bibliografico di tutti i libri, opuscoli, articoli di riviste comparsi nel trimestre precedente alla pubblicazione del fascicolo; cosicché si ha una ricchissima bibliografia del municipalismo a sviluppo continuo.

 

 

Accanto a questo indice che serve a fare conoscere i titoli e gli autori dei libri e degli articoli apparsi negli ultimi mesi su varii aspetti del governo cittadino, due altre rubriche sono costantemente consacrate a dare un largo sunto, l’una dei libri e dei rapporti ufficiali e l’altra degli articoli di rivista più importanti. I sommari sono veramente tali e non divagazioni del recensore e riescono bene nello scopo di estrarre dal libro o dall’articolo recensito i fatti ed i pensieri più importanti che vi sono contenuti.

 

 

Ma i Municipal Affairs non sono solo un indice bibliografico od una rivista delle riviste; contengono altresì numerosi e scelti articoli originali sulle questioni più brucianti dibattute nel campo delle riforme cittadine. Gli articoli sono disposti in un modo interessante. Ogni numero, oltre ad articoli di genere vario, è dedicato specialmente ad un dato problema; e su quel problema sono accolti studi di persone aventi opinioni contrarie, in guisa che il lettore possa conoscere gli argomenti pro e contro ogni riforma esposti dai suoi propugnatori od avversari. Così nel n. 2 l’on. Grout in uno studio intitolato New York should own the gas supply raccoglie tutti i fatti che possono riuscire a provare la convenienza di avocare alla città il servizio del gas, giovandosi dell’esperienza delle città inglesi ed americane che già hanno municipalizzato tale servizio; e dal canto suo Allen Ripley Foote cerca di dimostrare che No Government should operate on Industry; poggiandosi sulla impossibilità di dedurre dalle città inglesi conseguenze valevoli per le città americane poste in condizioni così differenti ed invocando la mala riuscita dell’esercizio municipale del gas in Filadelfia per ritenere economicamente dannosa e politicamente corruttrice la municipalizzazione. Una replica del Grout mette in chiaro alcuni errori nei calcoli fatti dal Foote sulla relativa convenienza del servizio ad economia o privato.

 

 

Due articoli del Woodruff su The Progress of Municipal Reform e del Rowe su American Political Ideas and Istitution in their relation to the Problem of City Government esaminano i problemi municipali in guisa generale dando notizie storiche molto interessanti e confortanti sui progressi delle città americane. Un ultimo studio del Baldwin, The City Purse, illustra efficacemente col testo e con alcuni lucidi diagrammi le entrate e le spese di Nuova York, i progressi della tassazione, del debito e del patrimonio cittadino. Il n. 3 è consacrato ad una discussione fra l’on. John De Witt Warner favorevole ed Edward E. Higgins contrario all’esercizio municipale delle tramvie.

 

 

Quantunque la discussione si riferisca a Nuova York, pure i due scrittori trattano l’argomento in via generale e continuamente fanno appello all’esperienza di altre città. Il lettore facilmente può farsi un’opinione propria imperocché la lotta non avviene fra due fanatici sostenitori di una tesi rigida ed assoluta; ma il Warner è pronto a riconoscere in date circostanze la preferibilità dell’affitto con interessenza all’esercizio diretto da parte della città; e l’Higgins pur riconoscendo che molti fra i servizi pubblici possono essere municipalizzati, sostiene che le tranvie, soggette ancora a mutazioni continue nel costo di produzione dell’energia elettrica (su cui si riferiscono dati originali ed interessantissimi) non sono fonte di inusati guadagni e spesso cagionano perdite che è più utile far sopportare all’iniziativa privata che non ai contribuenti.

 

 

E siccome il Warner avea citato l’esempio delle tranvie inglesi colle corse a 5 e 10 centesimi e con ingenti profitti alle città esercenti, l’Higgins rileva il fatto della molto maggior estensione delle città americane la quale rende la corsa a 25 centesimi altrettanto se non più favorevole ai cittadini, e nota come le tasse pagate ai municipi dalle società private americane sieno proporzionalmente di gran lunga superiori ai profitti incassati direttamente dalle città inglesi. La controversia procede così praticamente basata su cifre, dati sull’esperienza passata ed attuale e riesce a conclusioni non esclusiviste ed assolute ma relative alle condizioni politiche ed economiche varie dell’ambiente dove si desidera o si oppugna la riforma.

 

 

Nello stesso fascicolo il Brooks esamina l’opera efficace del Merchants Municipal Comittee of Boston, un corpo consultivo di sette commercianti ed industriali eletti dalle principali associazioni di Boston per dare consigli tecnici al sindaco in molte questioni municipali; iniziativa lodevole per sostituire lo spirito tecnico, commerciale al disordine ed allo spreco dei politicanti di professione; l’on. O’Brien narra tutto quanto si è fatto a New York per costruire dei Recreation Piers, ossia dei moli sporgenti in mare e composti di due piani, l’inferiore servente al carico e scarico e deposito di merci ed il superiore ad accogliere in una vasta ed artistica piattaforma coperta i cittadini dei quartieri più addensati della grande metropoli americana, desiderosi di respirare alla sera una boccata d’aria fresca e di sentire gratuitamente il concerto municipale; il Waring descrive il funzionamento di un organo da lui creato per risolvere pacificamente le questioni sorte fra gli spazzini pubblici ed i direttori tecnici municipali.

 

 

Un General Committee di 41 spazzini e stallieri vaglia i reclami sporti dai compagni di servizio e quando li giudichi fondati, li presenta al Board of Conference composto di 5 impiegati superiori nominati dal Commissario e di 5 rappresentanti degli spazzini. Se il Board of Conference si mette d’accordo, la questione è risoluta; in caso diverso un impiegato ed uno spazzino espongono verbalmente il rispettivo punto di vista al Commissario, il quale decide in ultima istanza. L’organo conciliativo ha risoluto molte questioni irritanti con soddisfazione reciproca degli impiegati superiori e degli operai, ha evitato il ripetersi di scioperi dannosi ed ha contribuito a migliorare il servizio di spazzatura delle strade, perché gli spazzini per mezzo del General Committee fanno continue proposte atte a rendere più economico, rapido e meno faticoso il servizio a cui attendono.

 

 

Il Dr. E. M. Hartwel studia il funzionamento della Statistica Municipale in Europa, fermandosi specialmente sugli uffici di Parigi, Berlino, Vienna e Budapest. L’Italia non è nemmeno menzionata. L’argomento controverso nel n. 4 è la Municipalizzazione della luce elettrica; i due scrittori R.R. Bowker e I.R. Commons espongono un ricco materiale a tale riguardo; tanto più notevole se si pensa che i dati sul costo di produzione e sul prezzo della luce elettrica sono poco precisi, e sparsi in numerose pubblicazioni e rapporti difficili e quasi impossibili a raccogliersi. Il Freud pigliando occasione dallo studio sul Comitato di mercanti di Boston nel numero precedente, esamina la influenza profonda e benefica esercitata sulla città di S. Francisco dalla Merchant’s Association.

 

 

Il Weber invoca degli Improved Tenements Homes for American cities ed a tale scopo studia le condizioni di vita del popolo negli slums o quartieri immondi delle città americane, l’opera della legislazione sanitaria e della iniziativa privata e pubblica per costruire cose sane moderne accessibili ai lavoratori meno bene retribuiti. Il Dr. Speirs ed il Col. Rogers indagano la storia semi secolare del gas municipale di Filadelfia, spiegano come il suo cattivo successo non sia dovuto all’esercizio in economia per se stesso ma alla cattiva organizzazione dell’Ufficio di direzione prima ed alla impossibilità poi di ottenere le somme necessarie al rimodernamento dell’impianto oramai antiquato da un consiglio municipale devoto agli interessi di un trust di capitalisti che avea già accaparrato le tranvie e riuscì ora, mettendo in mala vista l’esercizio municipale, a monopolizzare per trent’anni l’illuminazione della città.

 

 

Gli A. dimostrano come, malgrado le imperfezioni tecniche, la città di Filadelfia abbia sempre venduto, pur facendo un discreto guadagno, il gas a minor prezzo delle altre città e lamentano l’impotenza della opinione pubblica eccitatissima ad impedire che un Consiglio municipale corrotto abbandonasse l’unica grande impresa municipale americana del gas nelle mani di un sindacato capitalista per 30 anni senza adeguato consenso e senza garanzia alcuna che il prezzo nel futuro debba discendere col perfezionarsi continuo della tecnica.

 

 

Un interessante articolo del Lamb sull’Arte Municipale, adorno di illustrazioni tratte in parte da vedute e da monumenti italiani, ci fornisce un punto di connessione fra il fascicolo quarto ed il quinto intieramente consacrato all’Arte Municipale. Tutti gli scrittori che contribuiscono articoli a questo numero cercano di mettere in evidenza la necessità per le grandi città americane, potenti per ricchezza e per iniziativa commerciale ed industriale, di dedicare una attenzione maggiore di quanto non siasi fatto finora al loro aspetto estetico.

 

 

Il testo e le illustrazioni veramente superbe del fascicolo ricordano agli americani l’esempio dato dalle grandi città del continente europeo e sopratutto dai comuni medievali italiani; da buoni yankees, gli scrittori non solo fanno risaltare il dovere civico delle città americane di educare il senso estetico della popolazione, la convenienza di diffondere un’apparenza di bellezza artistica dove oggi impera il fumo delle fabbriche e si allineano interminabili le finestre prosaiche delle case d’affitto, ma notano come la perfezione estetica sia per una città un buonissimo affare ed un investimento di capitali altamente fruttifero.

 

 

Anche qui l’esempio più citato è quello delle città italiane, che vivono in gran parte del patrimonio artistico del passato; ammonimento curioso che ci viene dalla patria dei dollari a curare gelosamente ed a sistemare i ruderi antichi, le gallerie ed i monumenti preziosi della patria nostra! Ci limitiamo a ricordare i titoli e gli argomenti degli articoli che tutti si inspirano allo stesso concetto ora delineato.

 

 

L’Harder narra quanto si è fatto per la Public Art in American City e lo confronta col movimento a favore della Popular Art in Belgium; biasima vivamente il sistema americano delle strade intersecantisi ad angolo retto ed invoca l’applicazione del piano, che ha reso così belle e monumentali Washington e Parigi, delle vie convergenti in piazze centrali e ne dimostra la convenienza sotto l’aspetto estetico ed economico per la maggiore rapidità delle comunicazioni. C.R. Lamb accetta i rimproveri mossi alle mostruose case americane di 20,25 o più piani, ma di fronte al crescente costo dei terreni ed alla necessità di accentrare in un minimo spazio di terreno una enorme massa di transazioni riconosce che le case devono tendere all’alto; e propugna per conseguenza gli edifici a forma piramidale, dimodoché ogni piano sia più ristretto dell’inferiore, la luce e l’aria possano circolare dappertutto ed una rete di vie si stenda non solo sulla superficie, ma anche ogni quattro o cinque piani per mezzo di ponti gettati sulle strade inferiori.

 

 

L’idea è geniale e grandiosa ma, temiamo, difficilmente attuabile. Il Bitter si occupa della scultura municipale, il Blashfield delle pitture nelle aule delle corti e delle città, F.S. Lamb invoca un Civic Treatment of Color ossia l’adattamento del colore esterno delle case allo scopo a cui le varie costruzioni servono, invece della attuale gamma stridente di colori sovrapposti gli uni agli altri. Il breve ed inadeguato cenno sul contenuto della rivista Municipal Affairs dimostra come negli Stati Uniti si vada compiendo un vero e profondo rinnovamento civico; gli uomini d’affari, le persone intraprendenti ed intelligenti dopo avere conquistata e doma la natura cominciano ad accorgersi che la caccia al dollaro non è l’unica occupazione della vita e rivolgono la loro attenzione al governo civico da essi finora abbandonato nelle mani di una classe disprezzata di politicanti avventurieri. Di questo rinnovamento civico degli Stati Uniti Municipal Affairs sono la espressione più caratteristica ed interessante.

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